La commedia Mia Moglie è una strega, in scena a Roma al Petrolini
Sul palco dello storico teatro Petrolini in Roma, la sera del 13 maggio 2026, è andata in scena la commedia in due atti "Mia Moglie è una Strega, per la regia di Giovanbattista Scidà (scrittore/marito) e . In precedenza la commedia era stata rappresentata per tre sere al Teatro Fellini di Catania, dove come a Roma ha ottenuto il sold out e grandi applausi per il consenso del pubblico.
Il cast: Vincenza Mangano (maga/ciarlatana), Giovanbattista Scidà (scrittore/marito), Ottavio Buonomo (dottore), Jessica Ferro (prima moglie, fantasma), Paola Barzi (moglie reale), Marzia Raschillà (moglie del dottore), Lucrezia Calogero (cameriera, medium).
Un noto scrittore è alle prese con il suo nuovo romanzo, un’opera che fonde amore, memoria e occultismo. Per rendere autentica una scena di evocazione, invita a casa una maga affascinante ma dichiaratamente ciarlatana. Alla seduta, pensata come ricerca d’autore, partecipano soltanto il medico di famiglia e sua moglie insieme alla cameriera di casa. Quello che sembra un espediente per la narrazione si trasforma però in qualcosa di reale: grazie alla medium nascosta dietro il ruolo frivolo della domestica, la maga riesce ad evocare lo spettro della prima moglie dello scrittore.
L’apparizione scatena una sequenza di equivoci e rivelazioni. La moglie attuale, confrontata col fantasma del passato, vive gelosie e incertezze che si mescolano alla finzione letteraria che aveva dato origine all’invito. Lo scrittore, che credeva di poter manipolare realtà e invenzione, si trova invece travolto dagli eventi: il confine tra scena e vita si sfalda, e ogni personaggio è costretto a fare i conti con verità nascoste.
Nel corso dello spettacolo emerge un colpo di scena decisivo: la cameriera, apparentemente frivola e un po’ eccentrica, si rivela essere la vera chiave dell’evocazione. È la sua capacità medianica — finora sottovalutata — a riportare indietro il fantasma, rivelando come il potere del soprannaturale sia radicato nel quotidiano più minuto. Tra risate, paura simulata e momenti di autentica tenerezza, la commedia smonta le gerarchie tra vivi e morti, tra autore e personaggi, fino a un finale che mette tutti davanti alle conseguenze delle proprie azioni.
Lo spettacolo gioca sul registro della commedia degli equivoci, con colpi di scena continui e una vena malinconica che interroga il rapporto tra memoria e creazione artistica. La regia, affidata agli stessi interpreti che vestono anche i panni in scena, costruisce un gioco teatrale dove la finzione diventa rivelazione
Questa commedia riesce a unire in modo originale ironia, mistero e riflessione sul passato, coinvolgendo lo spettatore dall’inizio alla fine. La trama è ricca di colpi di scena e mantiene sempre viva la curiosità grazie ai continui equivoci tra realtà e soprannaturale. Molto interessante è il contrasto tra leggerezza comica e momenti più malinconici legati alla memoria e ai sentimenti. I personaggi appaiono ben costruiti e la rivelazione finale della cameriera rende la storia ancora più sorprendente. Nel complesso, l’opera è brillante, divertente e capace di lasciare anche uno spunto di riflessione sul rapporto tra vita, amore e ricordi.
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