- Home
- L'Intervista
- Intervista ad Aldo Torchiaro sulla Cognitive Warfare in atto in Italia
Intervista ad Aldo Torchiaro sulla Cognitive Warfare in atto in Italia
Abbiamo ascoltato il Dr Aldo Torchiaro giornalista (Il Riformista) durante il Corso Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale 2026, Alta formazione dell'Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, che si è svolto a Roma il 18-19-20 giugno 2026 presso la Casa dell’Aviatore (Viale dell’Università 20 – Roma), in presenza e in live streaming e nei giorni seguenti l'abbiamo intervistato.
by Giuio de Nicolais d'Afflitto
1. Russia, Cina e Corea del Nord impiegano la cognitive warfare come strumento strategico della guerra ibrida: in che modo la loro dottrina cognitiva ridefinisce la distinzione tra propaganda, disinformazione e operazioni psicologiche?
La guerra cognitiva rappresenta un salto di qualità rispetto agli strumenti tradizionali dell'influenza. La propaganda mirava a convincere, la disinformazione a ingannare, le operazioni psicologiche a modificare il comportamento del nemico. Oggi queste tre dimensioni si fondono in una strategia unitaria che ha come obiettivo la mente umana. Non si tratta più soltanto di diffondere notizie false o costruire consenso, ma di alterare il modo stesso in cui una popolazione interpreta la realtà.
L'obiettivo non è far credere una singola menzogna, ma cambiare i criteri con cui distinguiamo il vero dal falso, il credibile dall'incredibile, l'autorevole dall'inaffidabile. In questa prospettiva la popolazione civile diventa il principale campo di battaglia. Russia, Cina e Corea del Nord considerano la dimensione cognitiva un dominio operativo al pari della terra, del mare, del cielo, dello spazio e del cyberspazio. La vittoria non consiste necessariamente nel conquistare un territorio, ma nel condizionare le decisioni politiche di una società attraverso la manipolazione delle sue percezioni.
2. Quali attori — statali, para-statali, piattaforme tecnologiche controllate o reti informali — compongono l'architettura operativa della guerra cognitiva di Russia, Cina e Corea del Nord, e quali obiettivi geopolitici perseguono?
La guerra cognitiva non è il prodotto di un singolo attore, ma di un ecosistema estremamente articolato. Vi operano servizi d'intelligence, apparati militari, media controllati dallo Stato, piattaforme digitali, società tecnologiche, reti di influencer, troll farm, bot automatici, organizzazioni di facciata e soggetti apparentemente indipendenti che agiscono in maniera coordinata oppure convergente.
La forza di questa architettura consiste proprio nella sua natura distribuita. È spesso impossibile individuare un'unica cabina di regia, perché i messaggi vengono rilanciati attraverso migliaia di nodi differenti, conferendo loro un'apparenza di spontaneità. Non è necessario che tutti questi soggetti siano formalmente collegati: è sufficiente che concorrano a rafforzare le stesse narrazioni.
L'obiettivo geopolitico va ben oltre la promozione degli interessi nazionali di Mosca, Pechino o Pyongyang. Lo scopo è erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche, aumentare la polarizzazione politica, delegittimare i sistemi liberali, indebolire la coesione delle alleanze occidentali e rendere più difficile per le democrazie assumere decisioni rapide e condivise. Una società divisa è molto più vulnerabile di una società militarmente debole.
3. Dalle campagne di saturazione informativa russe ai sistemi di micro-targeting cinesi fino alle operazioni psicologiche nordcoreane, quali tecniche emergenti stanno diventando più efficaci nel plasmare percezioni e comportamenti?
Le tecniche più efficaci sono quelle che agiscono in modo invisibile e continuo, senza che il bersaglio percepisca di essere oggetto di un'influenza. La propaganda tradizionale era riconoscibile e spesso veniva respinta proprio perché apertamente ideologica. Oggi, invece, la manipolazione si presenta come informazione spontanea, contenuto virale, testimonianza personale o semplice intrattenimento.
La Russia ha perfezionato la cosiddetta information saturation: non punta tanto a far credere una versione dei fatti, quanto a sommergere lo spazio informativo con decine di narrazioni contraddittorie. L'obiettivo è creare confusione, relativizzare la verità e indurre i cittadini a concludere che sia impossibile distinguere il vero dal falso. Quando tutto appare opinabile, anche la fiducia nelle istituzioni democratiche si indebolisce.
La Cina adotta invece un approccio più sistemico e tecnologico. Grazie alla raccolta massiva di dati, agli algoritmi e all'intelligenza artificiale, è in grado di sviluppare forme sofisticate di micro-targeting, adattando i messaggi alle caratteristiche psicologiche, culturali e sociali di specifici segmenti della popolazione. Non si parla più alle masse, ma ai singoli individui o a comunità molto ristrette, massimizzando l'efficacia persuasiva del contenuto.
La Corea del Nord, pur disponendo di capacità tecnologiche inferiori, utilizza con efficacia operazioni psicologiche orientate soprattutto alla destabilizzazione e alla propaganda identitaria, spesso integrate con attività cyber e campagne di influenza rivolte a specifici obiettivi politici o strategici.
A tutto questo si aggiunge un salto qualitativo rappresentato dall'intelligenza artificiale generativa. Deepfake, immagini sintetiche, audio perfettamente realistici, video manipolati e contenuti prodotti automaticamente consentono di costruire realtà alternative con costi irrisori e una rapidità impensabile fino a pochi anni fa. Parallelamente, bot, reti automatizzate e algoritmi di raccomandazione amplificano artificialmente alcuni contenuti, creando l'illusione di un consenso diffuso o di una protesta spontanea.
Un ruolo decisivo è svolto poi dalle echo chambers e dalle filter bubbles. Gli utenti vengono progressivamente esposti quasi esclusivamente a informazioni coerenti con le proprie convinzioni, rafforzando pregiudizi preesistenti e rendendo sempre più difficile il confronto con opinioni differenti. La guerra cognitiva non cerca necessariamente di convertire un avversario: è spesso più efficace radicalizzare chi è già predisposto a una determinata narrazione, accentuando le divisioni interne della società.
In definitiva, il vero cambiamento consiste nel passaggio dalla manipolazione dell'informazione alla manipolazione dei processi mentali. L'obiettivo non è più convincere le persone di una determinata tesi, ma influenzare il modo in cui elaborano la realtà, prendono decisioni e costruiscono il proprio giudizio. È questo il tratto distintivo della guerra cognitiva contemporanea.
4. Perché le democrazie occidentali risultano particolarmente esposte alle operazioni cognitive di Russia, Cina e Corea del Nord: apertura mediatica, polarizzazione, debolezza istituzionale o scarsa resilienza culturale?
La risposta è: tutte queste ragioni insieme. Le democrazie sono costruite sulla libertà di espressione, sul pluralismo, sulla circolazione delle idee e sulla tutela dei diritti individuali. Sono valori che costituiscono la loro forza, ma che possono trasformarsi in vulnerabilità quando vengono sfruttati da regimi autoritari che non riconoscono alcun principio di reciprocità.
La crescente polarizzazione politica rende più semplice alimentare conflitti identitari e accentuare fratture già esistenti. La crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni, dei media tradizionali e persino della comunità scientifica crea un terreno fertile per narrazioni alternative e teorie del complotto. A questo si aggiunge la velocità dei social network, che premiano l'emozione rispetto alla verifica dei fatti e favoriscono la viralità dei contenuti più divisivi.
Il vero punto di forza delle operazioni cognitive consiste nello sfruttare problemi che esistono già all'interno delle società occidentali. Non inventano necessariamente nuove fratture: amplificano quelle preesistenti, trasformandole in fattori di instabilità politica. Le democrazie, inoltre, non possono reagire con la censura o con la propaganda di Stato senza rinnegare la propria natura. È questo il principale vantaggio competitivo degli attori autoritari.
5. Quali linee di difesa cognitiva ritiene realistiche contro attori come Russia, Cina e Corea del Nord: alfabetizzazione critica, regolazione delle piattaforme, contro-narrative istituzionali, intelligence digitale o sensibilità autoriale?
La guerra cognitiva non si vince con un solo strumento. Richiede una strategia nazionale di resilienza che coinvolga istituzioni, scuola, università, intelligence, sistema dell'informazione e industria culturale.
La prima difesa è l'alfabetizzazione critica. Occorre insegnare ai cittadini, fin dall'età scolastica, a riconoscere le tecniche della manipolazione, comprendere il funzionamento degli algoritmi e verificare le fonti. Parallelamente è indispensabile sviluppare capacità di intelligence digitale per individuare tempestivamente campagne coordinate di influenza e interferenza.
Anche le piattaforme devono assumersi maggiori responsabilità, rendendo più trasparenti gli algoritmi che determinano la diffusione dei contenuti e limitando l'azione delle reti automatizzate e dei profili artificiali. Le istituzioni, dal canto loro, devono recuperare credibilità attraverso una comunicazione tempestiva, trasparente e basata sui fatti. Il vuoto comunicativo viene sempre riempito da qualcun altro.
Esiste poi una dimensione culturale troppo spesso trascurata. La guerra cognitiva si combatte anche attraverso il racconto della realtà. Per questo ritengo importante coinvolgere autori italiani di teatro, cinema, televisione, letteratura e musica nella produzione di opere capaci di spiegare al grande pubblico cosa sia la guerra cognitiva, come agisca e quali conseguenze concrete produca sulla vita democratica del Paese. Così come il cinema ha contribuito in passato alla formazione della coscienza civile degli italiani, oggi può aiutare a costruire una nuova consapevolezza rispetto alle minacce della manipolazione informativa.
La prima vittoria della guerra cognitiva consiste infatti nel rimanere invisibile. La prima difesa consiste nel renderla visibile. Solo una società che conosce il fenomeno può sviluppare gli anticorpi culturali necessari per riconoscerlo e resistergli.
-
Asher's House Colosseum - Casa Vacanze
E' una elegante “suite” situata a Roma in una palazzina storica degli inizi del ‘900...
-
Shopping Donnadonna.eu
Entra nello shopping online di DonnaDonna.eu
-
Romameeting - blog
Periodico telematico di cultura opinione e spettacolo
-
Donna Donna - blog
Blog al femminile: Interviste, Miss & Moda, speciale donna, libri, eventi
-
RimTraveling.com
Incoming Tour Service
Ultime interviste
-
Intervista al generale Nicola Cristadoro esperto di Intelligence
by Giulio de Nicolais d'Afflitto L’Istituto di Scienze Sociali e Studi Strategici Gino Germani (think tank specializzato in questioni ...
-
Intervista ad Aldo Torchiaro sulla Cognitive Warfare in atto in Italia
by Giuio de Nicolais d'Afflitto 1. Russia, Cina e Corea del Nord impiegano la cognitive warfare come strumento strategico ...
-
Fabio Domenico Marco Montalbano: il Genio Italiano come Patrimonio da Blindare
by Maria Santovito In un’epoca di mercati globalizzati e di standardizzazione di massa, c’è chi ha deciso di erigere ...
-
Intervista al generale Eugenio Bilardo, padre dell'app Scudo Cognitivo
by Giulio de Nicolais d'Afflitto La Cognitive Warfare, conosciuta anche come guerra cognitiva, rappresenta la fase più avanzata dei ...





