N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 186° Luglio 2026 Anno XVI°               

Intervista al generale Nicola Cristadoro esperto di Intelligence

Intervista al generale Nicola Cristadoro esperto di Intelligence
by Giulio de Nicolais d'Afflitto
 
L’Istituto di Scienze Sociali e Studi Strategici Gino Germani (think tank specializzato in questioni di intelligence e di Sicurezza Nazionale) ha pubblicato un  recente Research Paper di Nicola Cristadoro, sulla guerra della Russia in Ucraina, dal titolo significativo:"CARNE DA CANNONE La trappola dell'arruolamento di personale straniero nell'esercito russo per l'impiego sul fronte ucraino".

Con il generale Nicola Cristadoro*, autore dello studio ed esperto di intelligence militare, in questa intervista affrontiamo alcuni punti fondamentali.

Quale è l'elemento che distingue questo sistema di reclutamento da quello adottato in altri conflitti contemporanei? Nel paper emerge un insieme di strumenti – coercizione, promesse di cittadinanza, intermediari privati, strutture statali e campagne online. Ritiene che il modello russo rappresenti un caso unico, oppure esistono precedenti storici comparabili?
 
L'elemento distintivo del sistema russo può essere individuato nella sua natura transnazionale e di massa assimilabile alla tratta di esseri umani, fondato su una rete globale organizzata. A differenza di altri conflitti contemporanei in cui si ricorre a mercenari tradizionali o a coscrizioni locali, oltre a queste forme di arruolamento, la Russia sfrutta canali di migrazione civile, adescando con l'inganno decine di migliaia di cittadini stranieri del Sud Globale tramite false promesse di lavoro o studio. Come evidenziato nel paper, le forme per attirare e costringere il personale straniero a servire nelle unità russe schierate in Ucraina, sono sostanzialmente tre. La prima attraverso false offerte lavorative, quali annunci civili online per posti da autista, operaio o addetto alla sicurezza in Europa o a Dubai, con scalo obbligato a Mosca. Un altro sistema si fonda su contratti ingannevoli, facendo sottoscrivere documenti in lingua russa senza traduzione adeguata e trasformando contratti di lavoro in arruolamenti militari nei reparti d'assalto. La terza procedura si basa sul ricatto per il rilascio dei visti, l’attribuzione della cittadinanza russa e le condizioni di permanenza in Russia, attraverso minacce di espulsione e il mancato rinnovo del permesso di soggiorno. Anche la promessa della cancellazione di una condanna per un reato vero o presunto è un metodo di arruolamento tra i carcerati stranieri e locali.
Riguardo alla seconda domanda, posso dire che il modello russo non è un caso unico, bensì riprende pratiche ibride già viste nell'Impero russo e nel colonialismo europeo, combinando la coercizione statale, l'uso di intermediari e la promessa di diritti o status. Riguardo allo sfruttamento di gruppi vulnerabili, nell’Impero russo usava già il sistema dei cantonisti o leve sperequate su emarginati e minoranze, come quella ebraica, per preservare il nucleo centrale della popolazione, analogamente ai doppi standard di leva delle potenze coloniali britanniche e francesi. Sotto questo aspetto lo zar Putin si colloca perfettamente nella scia dei suoi illustri predecessori. Possiamo parlare, poi, dello “scambio status-servizio”, per cui promettere cittadinanza o regolarizzazione in cambio di servizio militare ricalca le pratiche della Legione Straniera francese o l'arruolamento di non-cittadini nell'antica Roma e negli imperi moderni in cambio di privilegi finali.
 
Quanto è stato complesso verificare l'attendibilità delle fonti? Il lavoro si basa su un'ampia raccolta di fonti aperte, rapporti di organizzazioni internazionali, media investigativi e testimonianze. Quali criteri ha utilizzato per distinguere le informazioni più solide dalla propaganda o dalla disinformazione inevitabilmente presenti in un contesto di guerra?
 
È stato un lavoro lungo e meticoloso. In primo luogo, ho scartato tutto il materiale in cui si parlava di interviste condotte a personale arruolato e che, nei diversi casi, risultava fatto prigioniero in Ucraina o disertore, o fuggiasco prima dell’invio in area di operazioni, senza che fosse specificato chi avesse effettuato l’intervista e in quali circostanze.
L’attendibilità delle fonti, con tutti i miei limiti, ho cercato di verificarla attraverso le procedure dell’open sources intelligence, sulla base della mia esperienza personale. Sostanzialmente mi sono basato sull’autorevolezza delle stesse, in considerazione delle testate prese in esame e sulla comparazione dei dati per verificare in base a tempi, luoghi, nominativi e tanti altri elementi, che un evento fosse riportato da più parti. Sotto questo aspetto è fondamentale evitare di incappare nel cosiddetto circular reporting. Si tratta di una situazione che si verifica quando una notizia proviene da un'unica fonte e viene ripetuta da altri media; in tal modo può sembrare che lo stesso evento sia trattato da fonti diverse,
quando non è così. Chi legge la notizia può essere tratto in inganno e credere che sia vera perché compare in numerosi articoli o siti web. Bisogna cercare i dettagli che fanno la differenza, quando ci sono.
 
Quale ruolo svolgono realmente gli intermediari rispetto allo Stato russo? Dal paper emerge una rete composta da reclutatori privati, influencer, imprese, enti locali e istituzioni. Secondo lei questi soggetti operano con ampia autonomia oppure fanno parte di una strategia coordinata a livello centrale?
 
Gli intermediari nel reclutamento coercitivo fungono da tramite, schermo operativo e forza di pressione per conto dello Stato russo: aggirano i confini legali e politici, gestiscono il traffico di manodopera vulnerabile e trasformano le politiche migratorie in una risorsa militare. Questi personaggi e le loro organizzazioni, tramite agenzie di collocamento fittizie, canali social e sedi diplomatiche, creano una rete opaca e decentralizzata che permette a Mosca di mantenere una copertura diplomatica e formale, fingendo che il reclutamento di cittadini stranieri o migranti sia del tutto volontario e indipendente dalle decisioni del Cremlino. I reclutatori sfruttano le retate di polizia nei luoghi di lavoro o nei dormitori per porre i migranti, provenienti soprattutto dall'Asia Centrale e da Paesi africani o asiatici, di fronte a un'alternativa forzata: l'espulsione immediata, il carcere o la firma di un contratto militare. In alternativa, come detto in precedenza, adescano manodopera all'estero con false promesse di impieghi civili ben retribuiti, per poi confiscare i documenti una volta arrivati in territorio russo e convogliarli direttamente nei centri di addestramento militare. Per fare ciò questi soggetti operano in sinergia con gli apparati governativi e Mosca ne trae dei notevoli vantaggi.
 
Tali “procedure”, innanzitutto, permettono di alimentare le file delle forze armate al fronte, spesso inviando le reclute presso le unità d'assalto impiegate nelle missioni a rischio più elevato, riducendo la necessità di imporre una nuova e impopolare mobilitazione generale dei cittadini russi. Inoltre, sostituire o integrare le perdite militari con combattenti stranieri o minoranze provenienti da gruppi marginalizzati attenua l'impatto e il malcontento sociale all'interno della popolazione russa.
I soggetti della rete di arruolamento, quindi, fanno parte di una strategia coordinata a livello centrale che, tuttavia, sfrutta intermediari e canali decentralizzati per ridurre i costi politici ed economici diretti del Cremlino. Sostanzialmente le strutture centrali dello Stato russo guidano e istituzionalizzano il sistema, collegando gli incentivi militari alle strutture amministrative locali e alle imprese; le amministrazioni locali e le aziende ricevono obiettivi o quote di arruolamento da rispettare per rifornire regolarmente le forze armate di riservisti e manodopera militare e, infine, reclutatori privati, influencer e canali digitali operano in autonomia, ma all'interno di un sistema funzionale autorizzato, finanziato e coordinato per attrarre o costringere soggetti vulnerabili.
 
Quali potrebbero essere le conseguenze geopolitiche nei Paesi di origine delle reclute? Molti combattenti provengono da Asia Centrale, Africa e America Latina. Ritiene che questo fenomeno possa incidere sui rapporti diplomatici tra Mosca e questi Stati o generare nuove tensioni interne quando i reduci faranno ritorno nei loro Paesi?
 
Il reclutamento di combattenti stranieri provenienti dai paesi dei continenti indicati può incidere sui rapporti diplomatici e generare tensioni interne al loro ritorno. Le aree critiche riguardano le relazioni estere e la sicurezza nazionale dei Paesi d'origine. In generale, dobbiamo considerare anche che dal punto di vista dell’impatto sui rapporti diplomatici le nazioni occidentali possono esercitare pressioni sanzionatorie o diplomatiche sui governi locali per fermare il flusso di mercenari. Anche gli equilibri delle alleanze possono risentirene. Paesi come quelli dell'Asia Centrale, membri di alleanze post-sovietiche, rischiano di sbilanciare i rapporti di neutralità tra Mosca e l'Occidente. La situazione è
ulteriormente complicata dalla forma di gestione bilaterale attuata da Mosca, che ricorre ad incentivi economici e accordi migratori per ammortizzare le proteste ufficiali dei governi di origine, che spesso mantengono una facciata di neutralità formale.
Questo quadro deve tener conto anche degli aspetti connessi ai rischi di sicurezza interna al ritorno in patria degli ex combattenti. I reduci, infatti, hanno accumulato un'elevata esperienza di combattimento e possono presentare traumi psicologici, alimentando la criminalità organizzata o reti estremiste. In particolare, gruppi di ex combattenti organizzati possono diventare una minaccia per la stabilità dei governi locali, specialmente in contesti africani o centroasiatici fragili. Tra l’altro, i servizi di sicurezza locali faticano a monitorare efficacemente il rientro di questi individui, aumentando il rischio di cellule dormienti di terroristi o conflitti armati interni.
 
Guardando al futuro, pensa che questo modello di reclutamento potrebbe espandersi anche oltre il conflitto in Ucraina? Se la guerra dovesse protrarsi o emergessero nuovi scenari di crisi, ritiene che questa "architettura del reclutamento" possa diventare uno strumento permanente della politica militare russa oppure rappresenta una soluzione legata esclusivamente all'Operazione speciale?
 
L'architettura del reclutamento coercitivo e digitalizzato in Russia si sta consolidando come uno strumento strutturale e permanente della sua politica militare, superando la dimensione di emergenza iniziale per adattarsi a una prospettiva di confronto e militarizzazione di lungo periodo. Quando i confitti durano a lungo, i flussi di volontari diminuiscono drasticamente, costringendo i governi a ricorrere a misure di mobilitazione forzata per evitare il collasso del fronte. Si osserva, allora, la tendenza a sfruttare sistemi giudiziari o amministrativi, allo scopo di reclutare personale tra le categorie vulnerabili indicate nelle risposte precedenti, per ottenere quote di truppe che consentano di evitare il reclutamento dei propri cittadini attraverso una impopolare mobilitazione generale. Restano da considerare gli aspetti relativi ad un calo della qualità operativa, in quanto forzare le persone a combattere, soprattutto sulla base dei presupposti di cui si è parlato, genera nei reparti militari enormi problemi di disciplina, diserzione e una elevata demotivazione.
 
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*  Gen. B. (aus.) Nicola Cristadoro 
 
Il Gen. Nicola Cristadoro è un Ufficiale dei Bersaglieri. Ha frequentato il 166° Corso dell’Accademia Militare di Modena ed è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, Scienze Strategiche presso l’Università degli Studi di Torino ed in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università degli Studi di Trieste. Per molti anni ha lavorato nel settore dell’Intelligence e Sicurezza, approfondendo studi in materia di terrorismo e, in ambito più strettamente militare, focalizzando il proprio lavoro sulla dottrina e sull’organizzazione delle Forze Armate Russe. È esperto, inoltre, in materia di Information Operations e PsyOps. Ha pubblicato numerosi articoli e interviste su “Rivista Militare”, “Rassegna dell’Esercito”, “Informazioni Difesa”, “Rivista Italiana Difesa” (RID), “Analisi Difesa”, “Difesa Online” “Limes”, “Domino”, “Ytali”, Opinio Juris, È socio della Società Italiana di Storia Militare ed ha pubblicato sulla Nuova Antologia Militare, curata dalla stessa. 
 
Ha pubblicato diversi  saggi tra cui:
 
La dottrina Gerasimov. La filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea (edizione aggiornata), Il Maglio Edizioni – 2022.
Wagner & Co. Le compagnie di ventura russe ai tempi della guerra in Ucraina, Il Maglio Edizioni – 2024.
Ha svolto diverse collaborazioni con le facoltà di Scienze Politiche delle Università di Torino, Perugia (con lezioni e pubblicazione di saggi in testi curati dall’Ateneo), Trieste, Milano, con la facoltà di Scienze Strategiche dell’Università di Torino, con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano, con lo United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (UNICRI) di Torino, con la Youth Atlantic Treaty Association (YATA) Piemonte, con L’Istituto di Scienze Sociali e Studi Strategici Gino Germani.
 
Pubblicato: 02/08/2026
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