N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 186° Luglio 2026 Anno XVI°               

Intervista al generale Eugenio Bilardo, padre dell'app Scudo Cognitivo

Abbiamo ascoltato il generale dei Carabinieri in congedo Eugenio Bilardo durante il Corso Guerra Cognitiva e Sicurezza Nazionale 2026, Alta formazione dell'Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, che si è svolto a Roma il 18-19-20 giugno 2026 presso la Casa dell’Aviatore (Viale dell’Università 20 – Roma), in presenza e in live streaming e nei giorni seguenti l'abbiamo intervistato.

 
 
.
Intervista al generale Eugenio Bilardo, padre dell'app Scudo Cognitivo

by Giulio de Nicolais d'Afflitto

La Cognitive Warfare, conosciuta anche come guerra cognitiva, rappresenta la fase più avanzata dei conflitti moderni. Non mira a colpire territori o strutture militari, ma a intervenire direttamente nei processi mentali delle persone.
Gli analisti la considerano un’evoluzione della guerra informativa, perché non si limita alla diffusione di propaganda o fake news. Il suo obiettivo è modellare la percezione, influenzare emozioni, orientare opinioni e arrivare a condizionare le scelte di individui e comunità.Si tratta di un conflitto che si svolge all’interno della mente umana, dove la finalità non è distruggere infrastrutture fisiche, ma creare incertezza, divisione e sfiducia attraverso l’uso combinato di social network, influencer, big data, intelligenza artificiale e tecniche psicologiche mirate. Rispetto alla propaganda tradizionale, la guerra cognitiva agisce in modo più profondo. Punta a modificare il modo in cui pensiamo, sfruttando fragilità emotive e meccanismi neurologici. Alcuni studiosi parlano di “disabilità cognitiva indotta”, una condizione in cui la persona perde la capacità di valutare correttamente informazioni e decisioni senza rendersi conto di essere stata manipolata. Le conseguenze possono essere pesanti. Una società più polarizzata, più confusa e più vulnerabile a interferenze esterne. Per questo la NATO considera la dimensione cognitiva un vero e proprio sesto dominio della guerra, insieme a terra, mare, aria, spazio e cyberspazio. In questo scenario nasce Scudo Cognitivo, un’app progettata dal generale dei Carabinieri in congedo Eugenio Bilardo per aiutare i cittadini a riconoscere manipolazioni, distorsioni e tentativi di condizionamento mentale.
L’intervista che segue approfondisce il suo funzionamento, gli strumenti che utilizza e il motivo per cui la difesa della mente è diventata una nuova forma di sicurezza democratica 

Come nasce Scudo Cognitivo?

Nasce da una constatazione che ho fatto in tanti anni di lavoro nell'analisi delle informazioni operative. Quando l'informazione viene manipolata, di solito la trattiamo come un problema di comunicazione. In realtà è un attacco vero e proprio, e mira a una cosa sola: indebolire la nostra capacità di ragionare. A un certo punto mi sono chiesto se si potesse imparare a difendersi prima di trovarsi in difficoltà. Pensi a un pilota: non impara a gestire un'emergenza mentre l'aereo sta precipitando, la affronta decine di volte al simulatore, al sicuro, finché la reazione giusta gli diventa naturale. Con la mente vale lo stesso principio. Se ci si esercita a riconoscere una tecnica quando si è tranquilli, poi la si riconosce subito quando si è sotto pressione. Scudo Cognitivo è esattamente questo: una palestra digitale che si usa dal browser. Ci si trova davanti a situazioni realistiche, si impara a smontarle una alla volta, e ogni volta viene spiegato come funziona il meccanismo. L'ho costruito e l'ho messo a disposizione di tutti, gratuitamente. Tenevo a che restasse uno strumento nelle mani delle persone.

Molti pensano che il problema sia distinguere le notizie vere da quelle false. Scudo Cognitivo sembra concentrarsi invece sul modo in cui prendiamo decisioni. Perché?

Perché dare la caccia alla singola notizia falsa è una battaglia persa in partenza. Chi attacca cambia versione molto più in fretta di quanto noi riusciamo a smentire: mentre verifichiamo una notizia, ne sono già nate altre dieci. È come voler svuotare il mare con un secchiello. E poi c'è un aspetto che ci sfugge. La manipolazione, il più delle volte, non ha bisogno di dire il falso. Le basta lavorare sul modo in cui la notizia ci arriva: la carica di emozione, la riveste di urgenza, la trasforma in uno scontro tra buoni e cattivi, oppure la fa pronunciare a qualcuno che sembra autorevole e non lo è. Il fatto magari è perfino vero, ma è confezionato per farci reagire a caldo. Per questo Scudo Cognitivo guarda al modo in cui decidiamo, più che alla singola notizia. Non insegna a stabilire se quella frase sia vera o falsa. Insegna a percepire la tecnica che sta cercando di guidarci la mano. Ed è una difesa che rimane, perché quella stessa tecnica la si ritrova identica in mille argomenti diversi.

Se il warfare cognitivo mira a influenzare percezioni, emozioni e scelte, quale contributo può offrire uno strumento come Scudo Cognitivo per rafforzare la capacità dei cittadini di decidere in modo libero e consapevole?

Le restituisce un margine di libertà che spesso non sappiamo nemmeno di aver perduto. Funziona così: quando si è già visto e smontato un certo inganno in un contesto sicuro, lo si riconosce poi nella vita di tutti i giorni. E nell'istante in cui lo si riconosce, tra lo stimolo e la reazione si apre un piccolo spazio. In quello spazio torniamo a decidere noi. Ecco, quella è già libertà. In pratica lo strumento allena tre gesti molto semplici: si osserva, si interpreta, si decide. Prima ci si ferma a guardare ciò che si ha davanti, poi ci si chiede che cosa vogliano davvero ottenere da noi, e solo alla fine si sceglie come rispondere. È il passaggio dal reagire d'istinto al decidere con la testa. E non è soltanto un'idea sulla carta. Chi si esercita in questo modo si fa ingannare molto meno: diversi studi parlano di un buon venti, trenta per cento in meno. Una corazza perfetta non esiste, sia chiaro. Ma è una protezione concreta e alla portata di chiunque.

Esistono competenze che ogni cittadino potrebbe sviluppare per orientarsi meglio nell'ambiente informativo contemporaneo?

Sì, e sono più semplici di quanto si creda. La prima è imparare a riconoscere le tecniche ricorrenti, perché in fondo sono sempre le stesse: screditare chi è autorevole, soffiare sulla paura e sulla rabbia, dividere ogni cosa in "noi contro loro", travestirsi da esperti, promettere verità nascoste, provocare soltanto per strappare una reazione. Una volta che le si ha bene in mente, si cominciano a vedere ovunque. E le assicuro che è un sollievo, non un'ossessione. La seconda è fermarsi un istante quando qualcosa ci spinge ad agire subito. L'urgenza è quasi sempre un campanello d'allarme: se una cosa è costruita apposta per farci reagire all'istante, è proprio quello il momento di rallentare. La terza è guardare un po' oltre il titolo. Chi lo afferma? Quando? È una fonte che possiamo verificare? E poi saper distinguere una critica sincera o una battuta che possono dare fastidio, ma sono legittime, da una campagna costruita a tavolino, pensata apposta per sembrare spontanea. Nulla di tecnico, come vede. È tutta questione di allenamento. Ed è esattamente l'allenamento che Scudo Cognitivo aiuta a costruire, un po' alla volta.

Quanto incide la pressione del tempo sulla qualità delle decisioni, nelle organizzazioni come nella vita quotidiana?

Incide moltissimo, ed è l'aspetto che sottovalutiamo di più. La fretta è una delle armi preferite di chi vuole manipolarci, e non è un caso. Lo sanno bene: se ci mettono fretta, smettiamo di ragionare e passiamo al pilota automatico. Tutto diventa "subito", "adesso", "non c'è tempo". Ogni volta che avvertiamo questa spinta, dovrebbe accendersi dentro di noi un piccolo segnale d'allarme. Per questo, nello strumento, il tempo è messo bene in evidenza: ogni situazione ha il suo cronometro che scorre. Il punto non è trovare la risposta perfetta, perché quasi sempre non esiste. È trovare la risposta migliore possibile nel tempo che si ha realmente a disposizione. Sembra una sfumatura, e invece cambia tutto: significa decidere con metodo anche quando non si hanno tutte le informazioni, invece di bloccarsi o reagire a caldo. E vale per il dirigente nel mezzo di una crisi come per ciascuno di noi davanti a un messaggio allarmante alle undici di sera. Il meccanismo, in fondo, è sempre lo stesso.

Immagina un futuro in cui strumenti come Scudo Cognitivo possano entrare nella scuola, nell'università o nella formazione civica dei cittadini?

Lo immagino, sì, e credo sia la strada più importante. Per una ragione precisa: questa capacità, come ogni allenamento, si arrugginisce se non la si tiene in esercizio. Una volta sola non basta, va ripresa nel tempo. E la scuola e l'università sono i luoghi naturali, perché lavorano sui ragazzi proprio negli anni in cui si formano le abitudini di pensiero che poi ci accompagnano per tutta la vita. E non è un sogno: percorsi simili esistono già. In diversi Paesi si è scelto di preparare i cittadini prima che l'attacco informativo arrivi, e varie istituzioni li utilizzano per aiutare le persone più esposte. Si tratterebbe di portarli nella formazione di tutti, come una competenza di base, allo stesso modo in cui si impara a leggere e a far di conto. In fondo è questo il punto: una democrazia in cui le persone sanno difendere da sole la propria libertà di giudizio. Un cittadino allenato non diventa diffidente verso ogni cosa, perché quello sarebbe soltanto un altro modo di perdere. Diventa capace di distinguere. Ed è la capacità di distinguere che tiene in piedi una società veramente libera.
Per questo, fin dall'inizio, l'ho immaginato come un’applicazione aperta, libera e gratuita che funziona direttamente dal browser.

Link alla versione di Scudo Cognitivo per i cittadini 
 

 

Link alla versione di Scudo Cognitivo per decisori
 
 

 

 

 

Pubblicato: 26/06/2026
Share:


Ultime interviste