N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 182° Marzo 2026 Anno XVI°               

Cayetana Alvarez de Toledo: democrazia in Spagna e Venezuela. La missione storica del PP.

Cayetana Alvarez de Toledo: democrazia in Spagna e Venezuela. La missione storica del PP.

by Giulio de Nicolais d'Afflitto 

Cayetana Álvarez de Toledo, deputata del Partido Popular, è una delle voci più importanti ed incisive del centrodestra spagnolo. Storica, giornalista e parlamentare, rappresenta l’ala più intransigente del PP sui temi della democrazia liberale e dei diritti umani.

Durante il XVIII Incontro Interparlamentare del Partito Popolare, svoltosi nel fine settimana a La Coruña nell’ambito del dibattito “Per ciò che conta: un governo pulito”, ha aperto il suo intervento riaffermando un sostegno totale e senza riserve al popolo venezuelano, ai prigionieri politici e alla leadership di María Corina Machado, da lei indicata come punto di riferimento indiscusso.  Álvarez de Toledo ha rilanciato quella che definisce la missione storica del PP: difendere la democrazia in Spagna e sostenere senza ambiguità la libertà del popolo venezuelano. L’incontro, pensato per ridefinire la linea internazionale del partito, ha visto la deputata intervenire con un discorso di forte carica politica, rivolto tanto alla base quanto alla dirigenza.

Nel suo intervento, Álvarez de Toledo avrebbe accusato José Luis Rodríguez Zapatero e Pedro Sánchez di rappresentare una disgrazia per il Venezuela, denunciando anni di ambiguità e di complicità politica nei confronti del regime di Nicolás Maduro. Ha rimproverato in particolare Zapatero per l’ostinazione con cui ha difeso il chavismo, descrivendo la sua postura come impermeabile a qualsiasi critica internazionale e alle sofferenze del popolo venezuelano. Allo stesso modo, ha accusato Sánchez di aver mantenuto una linea di politica estera che ha definito codarda e moralmente insostenibile, incapace di schierarsi apertamente contro una dittatura responsabile di violazioni sistematiche dei diritti umani.

Il discorso di Álvarez de Toledo si intreccia con gli eventi straordinari che hanno scosso il Venezuela nelle ultime settimane. L’11 dicembre 2025, María Corina Machado è arrivata a Oslo dopo una fuga rocambolesca da Caracas, resa possibile grazie al sostegno di reti clandestine e dell’amministrazione statunitense. La leader dell’opposizione, costretta alla clandestinità per un anno, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per la sua lotta contro il regime di Maduro.

Tra le figure presenti nella capitale norvegese c’era anche Cayetana Álvarez de Toledo, che ha sottolineato la portata storica dell’evento. In un video diffuso sui social, ha mostrato il suo abbraccio con Machado, presentandolo come l’anticipazione dell’abbraccio che, a suo avviso, un giorno unirà tutti i venezuelani. In successive dichiarazioni, ha descritto Machado come la più grande lottatrice per la libertà e come un simbolo universale di questa battaglia, evidenziando come il Nobel rappresenti un riconoscimento politico globale alla resistenza venezuelana.

La deputata ha poi criticato duramente il governo spagnolo per non aver inviato alcun rappresentante ufficiale alla cerimonia di Oslo, sostenendo che tale assenza sia stata dettata dal timore di Sánchez nei confronti di Maduro. Una posizione che ha alimentato il dibattito politico interno e messo in luce la distanza crescente tra il PP e la linea diplomatica del PSOE.

Gli eventi successivi hanno confermato, la portata storica del momento: l’azione militare e giudiziaria degli Stati Uniti ha portato all’arresto di Nicolás Maduro, aprendo la strada alla liberazione di numerosi prigionieri politici, tra cui cittadini italiani come Gasperin e Pilieri, mentre la situazione di altri detenuti, resta in evoluzione.

In questo scenario, il Partido Popular rivendica un ruolo guida nel sostegno alla transizione democratica venezuelana. Per Álvarez de Toledo, la lotta per la libertà in Venezuela è parte integrante della battaglia per la difesa della democrazia in Spagna: due fronti diversi, ma uniti dalla stessa idea di libertà come valore irrinunciabile.

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DA ZAPATERO A SANCHEZ, VENEZUELA E IRAN. E UN DECALOGO PER UNA NUOVA CONVIVENZA SPAGNOLA (il discorso completo di Cayetana Alvarez de Toledo )

Buon pomeriggio a tutti, è un gran piacere stare qui molte grazie per permettermi di partecipare a questo tavolo.

Mi piacerebbe iniziare con due affermazioni imprescindibili al giorno di oggi. In primo luogo desidero confermare il nostro appoggio assoluto e ottimista fino alla fine al buon popolo venezuelano, ai prigionieri politici e alla leader indiscutibile della Machado. Avete visto che nelle ultime ore Sanchez si è preso il merito della difesa della sovranità del popolo venezuelano, e Zapatero la liberazione dei prigionieri politici: entrambi hanno una vera e propria faccia di bronzo: sono dieci anni que Zapatero porta avanti una dittatura criminale e corrotta e Sanchez non ha voluto definire Maduro come dittatore, non ha voluto riconoscere Gonzalez nel Congresso, non ha voluto complimentarsi con la Machado per il Nobel per la pace e fino a ora non ha mosso un dito per i prigionieri politici. Entrambi hanno rappresentato una disgrazia per il Venezuela e rappresentano una vergogna per la Spagna, e dovrebbero consegnarsi alla giustizia prima che la giustizia li raggiunga.

Voglio anche esprimere il nostro appoggio al coraggioso popolo dell’Iran, soprattutto alle coraggiose donne, vere femministe, che vengono svilite e ammutolite da una ipocrita sinistra internazionale.

C’è ancora chi si sorprende che la sinistra spagnola si sottometta di fronte a una narcodittatura criminale e una teocrazia in Iran. Non mi sorprende, perche come possono difendere la libertà e la democrazia in Venezuela e  Iran gli stessi che si dedicano a sotterrarla qui in Spagna.

Sanchez no presiede un governo nel senso stretto, piuttosto un processo doppio di cambiamento  da  democrazia piena a democrazia morta, dalla Spagna del 78 a un Frankestein di tribu condizionate da diversi motivi, come gli aggravi identitarie e economici di vari tipi. E il penultimo atto in questo processo è l’accordo con l'inabilitato Yunqueras per garantire solidarietà tra i territori. Però qui non si tratta di denaro, si tratta della Spagna, e per questo mi piacerebbe dare un avvertimento prima di aver dato alcuni suggerimenti e proposte.

L’avvertimento è che credo che tutto questo vada peggiorando invece di migliorare: Sanchez proverà a nascondere la crisi della sua corruzione con una crisi costituzionale; lui ha tre strategie: la prima è delegittimare i contrappesi democratici come tentacoli di un franchismo/fascismo latente e nascosto nel sistema; questa è la vecchia tesi di Podemos, delegittimare i contrappesi. La seconda strategia consiste nel gonfiare, promuovere il voto a Vox per provare a frenare il voto al Partito Popolare. A Sanchez piacerebbe essere il capo della campagna di Avascal, vuole promuovere il voto a Vox per frenare il voto a PP. La terza strategia, attenzione, sarebbe quella di rendere plebiscito le prossime elezioni generali, affinché non cambi il Governo ma il Regime. Praticamente, affrontare la monarchia parlamentare dell’anno 78 con una meravigliosa, presunta e luminosa Repubblica plurinazionale, un’utopia di diritti infiniti e destre inesistenti. 

Quindi siamo di fronte a un’impresa storica, quella di frenare e invertire questo processo. Dobbiamo ricostituire tre pilastri: la Nazione civica, lo Stato di diritto e la Democrazia liberale e costituzionale. E per questo mi piacerebbe proporre alcune idee, un’agenda per una nuova convivenza in Spagna, perchè questi pilastri sono quelli che consentono la pace e la convivenza in Spagna.

Un’agenda in dieci punti:

 

  • Primo, assicuriamo il rispetto della legge in tutto il territorio nazionale; quasi una rivoluzione. Significherebbe che la bandiera spagnola sventolerebbe ovunque in Spagna, che incluso le sentenze castigliane si applicherebbero

  • Secondo, deroghiamo tutte le leggi ideologiche che provocano divisioni e disuguaglianze, cominciando dalla legge di memoria democratica concordata con Bildu contro la transizione. Oggi il segretario generale ha parlato di derogare il sistema di finanziamento che si approvi o no.

  • Terzo, ristabilire lo stato di diritto che Sanchez ha smantellato per soddisfare le esigenze dei suoi soci. Significherebbe dare il massimo peso della legge a chi commette reati di violenza, delitto contro lo Stato, referendum illegale e conferire prestigio, presenza e supporto ai lavoratori pubblici, giudici, pubblici ministeri, guardie civili su tutto il territorio nazionale. 

  • Quarto, decolonizziamo le istituzioni e blindiamo per legge la neutralità di quest’ultime

  • Quinto, rafforziamo il contrappeso democratico in tre punti: la libertà mediatica, la radio e la televisione sono di tutti o di nessuno; la indipendenza dei giudici, che si possano eleggere i giudici ; e una magistratura autonoma, basta con i politici che gestiscono la giustizia. Sul parlamento bisogna ristabilire il principio della rendicontazione  dei conti, e cioè l’obbligo da parte delle autorità di informare, giustificare e essere responsabili verso i cittadini. Oggi non c’è conversazione pubblica. E bisogna porre fine al ricatto da parte delle minoranze. 

  • Sesto, promuoviamo la dignità della politica, una ricostruzione morale e meritocratica. Non c’è niente di più importante della politica, le nostre decisioni coinvolgono tutti gli aspetti della vita delle persone; per cui in politica deve stare il meglio della società, il più preparato, il più onesto, il più competente

  • Settimo, ripristiniamo il valore della verità nella vita pubblica; senza verità oggettiva non c'è conversazione, e senza conversazione non c’è democrazia, solo versioni viscerali una contro l’altra. E abbiamo l’obbligo di dire la verità agli spagnoli, sulle esigenze di questi tempi, sulla difesa, sull’immigrazione, sulle pensioni, sulla casa

  • Ottavo, cominciamo a rinforzare e dare valore a cio che unisce gli spagnoli, eliminiamo gli auricolari nel Congresso, assicuriamo l’insegnamento in spagnolo in tutte le tappe dell’educazione su tutto il territorio nazionale, difendiamo la storia della Spagna, perche l’ “hispanidad” è stata una grande opera di civilizzazione. Difendiamo anche la corona, dal 1978 sinonimo di libertà, di uguaglianza e fraternità.

  • Nono, restituiamo gli standard morali basici, basta con la corruzione dalla base di questo governo e della sinistra spagnola, che significa fare un patto con chi non condanna l’assassinio politico e con chi ha fatto il golpe in Spagna. Riformiamo la legge per mettere fine all’umiliazione delle vittime, con gli omaggi ai terroristi. Che i giovani possano apprendere la storia dell’ETA e quello che passò in Catalogna nel 2017. Deroghiamo la legge di amnistia affinché non ci sia più confusione tra convivenza e zoppia o compera del potere. E sicuramente non faremo niente contro la Nazione e la Democrazia, perchè oltre che immorale è anche inutile.

  • Decimo e ultimo, abbattiamo il muro. In Spagna non c’è polarizzazione, c’è una divisione provocata ad hoc. Poiché Sanchez non può operare con le adesioni, governa con l’odio; necessita generare odio nella società. Però il suolo spagnolo continua a essere compatto. L’ho detto all’interlocutore nella sessione di controllo Bolaños, che gli Spagnoli non si odiano come odiano la Spagna i soci di Sanchez e come Sanchez odia la metà della Spagna. Siamo figli e padri della pace civile, e nel caso del Partito Popolare siamo anche altro: siamo il suo ultimo baluardo di questa pace civile e la sua principale speranza. Cosi compiamo con la nostra mozione. Molte grazie

 

Fonte su Youtube.com 

 

 
Pubblicato: 11/01/2026
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