N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
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Ucraina, il contrattacco dimenticato: le truppe di Kyiv accerchiano i russi nel Donetsk, ma i media tacciono

Ucraina, il contrattacco dimenticato: le truppe di Kyiv accerchiano i russi nel Donetsk, ma i media tacciono

by Claudia Vincenzino

Mentre i riflettori internazionali si spostano altrove, in Ucraina si consuma una nuova fase del conflitto, con sviluppi militari significativi passati quasi sotto silenzio. Le forze armate ucraine hanno completato il quarto grande accerchiamento di truppe russe nella regione nord-occidentale di Myrnohrad, nel Donetsk, consolidando una serie di successi tattici che stanno ribaltando l’inerzia del fronte settentrionale.

Secondo fonti ucraine, le manovre dell’aviazione di Kyiv – attiva con attacchi mirati e ondate successive – stanno progressivamente logorando le difese russe. Mosca, di fronte a una superiorità aerea crescente, è stata costretta a ritirare unità provate dai combattimenti e a spostare i propri sistemi di lancio antiaereo più indietro, nelle aree di Kursk, Briansk e Bilhorod.

Il fallimento della "Spallata"

Sul fronte sud, la situazione per l’esercito russo non appare migliore. L’offensiva estiva russa, ribattezzata "La Spallata" e progettata dal capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov, ha registrato risultati ben lontani dagli obiettivi dichiarati. L’operazione – che avrebbe dovuto segnare una svolta nella guerra – si è trasformata in un insuccesso sanguinoso: secondo stime fornite da fonti militari ucraine, circa 100mila soldati russi sarebbero stati coinvolti e sarebbero caduti o rimasti gravemente feriti durante l’offensiva.

Il tentativo di sfondamento sul fronte di Pokrovsk si sarebbe limitato alla conquista di appena 5 chilometri quadrati, a fronte di un impegno bellico enorme: almeno il 35% delle forze russe schierate a sud avrebbe preso parte agli attacchi. In risposta, le forze ucraine sono riuscite a chiudere quattro sacche di accerchiamento in cui diversi reparti russi avrebbero deposto le armi. Altri, in ritirata, stanno abbandonando le posizioni verso est, oltre Koptevo.

Mosca arretra anche al Nord

Non va meglio nel nord del paese, dove – tra le oblast’ di Sumy e Kursk – le forze russe hanno perso un’intera brigata d’élite, un posto di comando e il generale al suo comando. Sempre secondo fonti ucraine, sono stati distrutti anche diversi sistemi di difesa aerea russi, tra cui lanciamissili Buk e Tor, schierati per proteggere le aree conquistate a fine luglio.

In appena dieci giorni, l’Ucraina avrebbe riconquistato un’estensione di territorio dieci volte superiore rispetto a quella occupata dai russi nell’intero mese di agosto.

Zelensky dopo l'Alaska: la guerra sarà lunga, e solo militare

La grande novità emersa dopo l’incontro tra il presidente Volodymyr Putin e i vertici americani in Alaska è un cambio di tono e strategia politica da parte di Kyiv. Zelensky sembra aver preso atto che le terre ucraine occupate dalla Russia dal 2014 ad oggi – inclusa la Crimea – non torneranno sotto il controllo ucraino attraverso la diplomazia o pressioni internazionali, ma solo se l’esercito ucraino riuscirà a riconquistarle con la stessa forza militare con cui Mosca le ha sottratte. Un’amara consapevolezza che segna la fine di ogni illusione di soluzione rapida o negoziata del conflitto.

Il silenzio dei media occidentali

Nonostante la portata strategica di questi sviluppi, la copertura mediatica in Italia e in buona parte dell’Occidente resta scarsa. Mentre alcuni titoli di giornale preannunciavano un’imminente "resa ucraina" o un "inevitabile sfondamento russo", la realtà sul campo racconta invece una realtà contraria a quella preannunciata con un altro tipo di evoluzione: quella di un esercito ucraino che, tra mille difficoltà, sta riconquistando terreno e ribaltando le previsioni più pessimistiche. 

Pubblicato: 16/09/2025
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