N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 185° Giugno 2026 Anno XVI°               

Porzus, la ferita nella Liberazione: il 25 Aprile serve la Verità

Porzus, la ferita nella Liberazione: il 25 Aprile serve la Verità
by Giulio de Nicolais d'Afflitto
 
Il 25 aprile 2026 porta con sé, come ogni anno, il peso e la luce della Liberazione. È la giornata in cui l’Italia ricorda la fine dell’occupazione nazifascista e l’inizio di un cammino democratico che avrebbe condotto alla Repubblica. Le piazze si riempiono di bandiere, le istituzioni rendono omaggio ai caduti, le scuole partecipano alle cerimonie e l’intero Paese si ferma per riflettere sul valore della libertà riconquistata. Ma per comprendere davvero il significato di questa data non basta evocare la vittoria del 1945: occorre guardare anche alle zone d’ombra, alle vicende meno raccontate, a quelle storie che mostrano quanto la Resistenza fosse un mosaico complesso, fatto di ideali diversi e talvolta in conflitto.
 
Tra queste storie, una delle più significative è quella della Brigata Osoppo, formazione nata in Friuli nel dicembre del 1943. Era composta da cattolici, socialisti riformisti, liberali, militari del Regio Esercito e civili che non si riconoscevano nella linea comunista. La Osoppo operava in un territorio difficile, dove la lotta contro i tedeschi si intrecciava con la difesa dell’identità italiana e con la pressione delle formazioni jugoslave che puntavano all’annessione della Venezia Giulia. Gli osovani scelsero una via autonoma, rifiutando di sottostare al comando politico-militare di Tito e mantenendo una posizione indipendente anche rispetto alle brigate garibaldine. Questa scelta li rese protagonisti di una Resistenza patriottica e pluralista, ma allo stesso tempo li espose a tensioni crescenti con una parte del movimento partigiano.
 
Il contributo della Osoppo alla lotta di liberazione fu rilevante: presidiarono vallate, organizzarono la resistenza civile, difesero la popolazione e contrastarono sia i nazifascisti sia le mire espansionistiche straniere. Tuttavia, il loro nome è legato soprattutto a un episodio che ancora oggi rappresenta una ferita aperta nella memoria nazionale: l’eccidio di Porzûs. Il 7 febbraio 1945, un gruppo di gappisti comunisti guidati da Mario Toffanin raggiunse le malghe dove si trovava il comando osovano. Con un pretesto riuscirono a disarmare i partigiani presenti e, dopo un confronto degenerato, procedettero a una serie di esecuzioni sommarie. Caddero il comandante Francesco De Gregori, detto “Bolla”, e diversi suoi compagni; altri furono catturati e uccisi nei giorni successivi. Le accuse rivolte alla Osoppo si rivelarono infondate, ma l’episodio segnò per sempre la storia della Resistenza sul confine orientale.
 
Ricordare Porzûs non significa mettere in discussione il valore del 25 aprile, né indebolire la memoria della Liberazione. Significa, al contrario, riconoscere che la libertà nacque anche attraverso contraddizioni, errori, incomprensioni e conflitti interni. Significa accettare che la storia non è mai un racconto lineare, ma un intreccio di scelte difficili e di responsabilità diverse. Oggi, mentre celebriamo la fine della dittatura e la rinascita dell’Italia, è giusto dare spazio anche a chi combatté lontano dai riflettori, a chi difese il Paese in condizioni estreme e a chi pagò con la vita la fedeltà ai propri ideali. La Brigata Osoppo appartiene a pieno titolo a questa memoria, e il suo sacrificio ci ricorda che la libertà è un bene prezioso, fragile, che richiede verità, coraggio e consapevolezza. Il 25 aprile è tutto questo: festa, gratitudine, ma anche responsabilità verso una storia che continua a parlarci. 
Pubblicato: 25/04/2026
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