N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 187° Settembre 2026 Anno XVI°               

Sensualità ed Erotismo in Tamara de Lempicka

Sensualità ed Erotismo in Tamara de Lempicka

 

by Sabina Fattibene

Tamara Lempicka, la pittrice che ha rivoluzionato il modo di fare arte, icona dell'Art Decò ma anche di vita, con una personalità spregiudicata in un epoca di pregiudizi e inibizioni, in cui la donna non aveva diritti sociali, sia nel mondo del lavoro della vita familiare e sessuale.

La Lempicka si può considerare una pittrice rivoluzionaria ha dato spazio alla rappresentazione della sensualità nella pittura negli anni tra i 20 e i 30, le sue opere furono innovative e audaci, contribuirono a cambiare la percezione della donna e della sensualità riportata in arte.

La sua grande ammirazione verso gli artisti classici e le opere dei grandi, Ingres, Poussin, Fragonard, Caravaggio, Michelangelo, che hanno ispirato le sue creazioni. La cui particolarità risiede nell'unire elementi moderni con lo stile plastico delle statue antiche. Le figure da lei realizzate sono possenti con linee pulite e nette, e i colori vivaci applicati con pennellate piatte e compatte, che esaltano le forme volumetriche, dando ai corpi un effetto erotico e sensuale.

Maria Gurwik-Górska (questo il suo nome anagrafico) nasce a Varsavia il 16 maggio 1898, (anche se dichiarò sempre di essere nata nel 1902) La famiglia vantava origini aristocratiche da parte della madre Malvina, il padre Boris un avvocato ebreo russo,figura inesistente in una famiglia dove vigeva il matriarcato. La nonna materna Clementina Decler, donna di grande ascendente su Tamara,la indirizzerà all'esclusivo collegio di Rydzyna. che fu basilare per la formazione della sua personalità. Trascorreva le vacanze tra l'Italia e la Francia, erano gli anni in cui si interessa ai grandi artisti da cui prendeva spunto per disegnare, e fonte di ispirazione per la sua creatività che a breve sarebbe esplosa.

A San Pietroburgo l'artista sposa un giovane avvocato di nome Tadeusz Lempicki, da lui prende il nome che porterà tutta la vita, nasce una bambina che chiamerà Kizette, che ritrae in diverse opere.

Sempre sofisticata ed intrigante, aveva una silhouette parigina, i suoi occhi chiari erano acuti e profondi come il mare, i capelli biondi e il suo naso pronunciato di stile greco, non disturbava il suo viso, le labbra colore rosso carminio, le unghie lunghe color ocra rossa, come si confà ad una ammagliatrice. Era molto alta per il suo tempo, vestiva da sogno, con pellicce costosissime.

La sua sola presenza suscitava grandi emozioni, riempiva di se tutto intorno, Gabriele d'Annunzio ne fu affascinato, l'11 gennaio invitò la pittrice a recarsi da lui al Vittoriale. Durante i dieci giorni che resta da d'Annunzio lui mette in atto vari strategie per sedurla, ma lei voleva fargli solo un ritratto, sta per un po al gioco del poeta, ma poi fugge, arriva a chiamare un taxi nel cuore della notte, scappa in un Hotel di Brescia. In quel momento d'Annunzio le invia un messaggero che cavalca un cavallo bianco, (forse è lui stesso) per farle recapitare una poesia, dal titolo “Alla donna d'oro” e le consegna anche un magnifico Topazio, d'Annunzio sparò alcune cannonate a salve dal parco del Vittoriale, inneggiando a Tamara alla sua arte e alla Polonia, mentre la pittrice chiamava il poeta con scherno “vecchio nano informe”, ma non si concesse al Vate, come tutte le donne che andavano da lui, e dopo averla sommersa di regali, la obbligò a lasciare il Vittoriale.

La storia tra d'Annunzio e la Lempicka è raccontata in un diario che scriveva l'amante del poeta Aèlis Mazoyer che descrisse la visita della pittrice al Vittoriale come un tentativo di seduzione fallito. Prerogativa della Tamara erano l'audacia e l'indipendenza, grande talento artistico, donna che camminava a testa alta fra i luoghi comuni e il dissenso che caratterizzavano la prima metà del 900.

La sua pittura è l'espressione della sua personalità forte, indipendente, rivoluzionaria, anche verso la sessualità, le sue modelle sono le sue amanti, non disdegna gli uomini, specie se belli e muscolosi.

Ritrae i nobili della società dell'epoca e i personaggi più importanti che erano in auge.

Alcune delle sue opere che si ricordano sono l'autoritratto sulla “Bugatti verde”, ”la bella Rafaella” “La dormiente” La sua arte ancora oggi è amata e studiata, le sue donne sono ritratte come icone di bellezza e desiderio, erano gli anni 30 in un contesto storico di maggiore libertà e di indipendenza, periodo di liberazione sessuale e di rivoluzione e cambiamento femminile.

Le donne che lei dipinge sono donne voluttuose, che hanno delle forme scultoree, sembrano emergere dalla tela con un effetto tridimensionale. Rappresentate con linee curve e sinuose che conferiscono un senso di Forza e Sensualità.

Dopo il divorzio con il marito, frequentò il barone Raoul Kuffner de Dioszegh, ricco collezionista d'arte sposerà nel 1933, e insieme fuggono in America alla vigilia della seconda guerra mondiale.

Negli ultimi anni ci fu un cambiamento, che oscura la sua fama, abbandona l'Art Decò e si dedica a soggetti religiosi, sofferenti, e astratti, erano i soggetti che giravano in Messico dove Tamara viveva, non fascinosi come l'epoca d'oro di Parigi.

Negli anni 70 ritorna in auge con una nuova produzione. Ma nel 1980 all'età di 80 anni, la pittrice dall'anima da diva anticonformista, ribelle, ci lascia, muore in Messico e dà disposizione di spargere le sue ceneri sul vulcano Popocatèpetl, per rimanere fedele alla sua vita infuocata di passione, vuole continuare ad ardere almeno nel vulcano.

Pubblicato: 13/12/2025
Share:


Ultime interviste