N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 188° Ottobre 2026 Anno XVI°               

Pace in Ucraina: sintesi degli sviluppi, incontri in Alaska e Washington. Affinità con Monaco 1938.

L'offensiva russa in Ucraina non può essere letta come una semplice reazione alle politiche occidentali. Le vere motivazioni affondano le radici nella storia, nell’ideologia e nella politica interna di Mosca. Si tratta di un conflitto che riflette le ambizioni geostrategiche del Cremlino, alimentate da un’eredità imperiale mai davvero superata e da rivendicazioni territoriali che risalgono all’epoca zarista e sovietica. Una strategia che risponde anche a logiche di potere interne, funzionali alla legittimazione del regime.

Pace in Ucraina: sintesi degli sviluppi, incontri in Alaska e Washington. Affinità con Monaco 1938.

 by Giulio de Nicolais d'Afflitto

Dai vertici di agosto tra Trump e Putin, quindi tra Trump e Zelensky assieme ai leader dell'Europa, prima in Alaska e poi a Washington, sono emersi punti chiave che delineano un possibile percorso verso la fine del conflitto in Ucraina. Anzitutto, si è consolidata l’idea di un dialogo diretto tra Mosca e Kiev, con Washington nel ruolo di mediatore, pur senza garanzie di un cessate il fuoco immediato. Si è discusso di concessioni territoriali, con la Russia che insiste sul riconoscimento della Crimea e del Donbass, mentre l’Ucraina ha ribadito la propria sovranità. Un altro punto riguarda la NATO: Mosca chiede che Kiev non vi aderisca, mentre gli Stati Uniti propongono garanzie di sicurezza alternative. Sul piano economico, si è aperto uno spiraglio per la revoca parziale delle sanzioni contro la Russia, legata a progressi concreti nei negoziati.
 
Più ampiamente analizzando ciò a cui si è giunti discutendo: non si parla più di “tregua”. Il nuovo scenario diplomatico emerso nei colloqui tra le parti, ispirato direttamente da Donald Trump e anticipato già prima dell’incontro di Anchorage, si concentra su una proposta ben più concreta: uno scambio territoriale come possibile chiave per sbloccare il conflitto in Ucraina.
 
Il presidente americano avrebbe suggerito di considerare una cessione "di fatto” di parte del territorio ucraino alla Russia, rifiutando però qualsiasi riconoscimento “di diritto” della perdita territoriale. Una linea che trova parziale apertura tra le cancellerie europee, per via dell'esperienza già avuta in Europa al termine della Seconda Guerra Mondiale, ed una ferma resistenza da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale continua a rivendicare l’integrità territoriale come principio inviolabile. Tuttavia, si riaffaccia un precedente storico: la "temporaneità" di divisioni territoriali come accaduto in passato in Germania o nei Paesi Baltici, che potrebbe servire da cornice per un compromesso.
 
Altro punto centrale: la questione delle garanzie di sicurezza. Secondo fonti vicine al dossier, Vladimir Putin non escluderebbe del tutto l’ipotesi di accordi multilaterali che tutelino l’Ucraina, pur mantenendo un netto rifiuto all’adesione formale di Kyiv alla NATO. Trump, da parte sua, sarebbe disposto a offrire una garanzia di difesa “equivalente all’articolo 5” dell’Alleanza Atlantica, pur evitando l’ingresso ufficiale dell’Ucraina nella NATO. Una formula diplomatica che salverebbe la faccia al Cremlino e, al tempo stesso, garantirebbe sicurezza a Kyiv.
 
Sul fronte territoriale, emerge un’indicazione più netta: Trump considera ormai “definitiva” la perdita della Crimea – attribuendola all’inerzia dell’amministrazione Obama – e sembra propenso a riconoscerne di fatto l’annessione russa. Al contrario, per il resto del territorio ucraino, sostiene il principio di inviolabilità dei confini sostenuto dagli europei.  

Il messaggio sottinteso è chiaro: lasciare la Crimea alla Russia in cambio della restituzione dei territori occupati nel Donbass. Una soluzione che Bruxelles potrebbe accettare, mentre Zelensky si troverebbe costretto a valutare la possibilità di una dolorosa resa strategica, a fronte di garanzie solide. A farne le spese, ancora una volta, sarebbero le minoranze locali, in particolare quella tatara, già colpita dalla repressione russa in Crimea.

la mia opinione in merito è che la formula diplomatica emersa dai vertici tra Trump, Putin e Zelensky rappresenta un cambio di paradigma inquietante: non più una tregua, ma una trattativa che normalizza l’aggressione russa attraverso concessioni territoriali mascherate da compromesso. L’idea di una “cessione di fatto” della Crimea, senza riconoscimento “di diritto”, è una costruzione retorica che rischia di legittimare l’annessione e di svuotare il principio di sovranità.

La proposta di garanzie di sicurezza “equivalenti all’articolo 5” della NATO, ma senza adesione formale, è una soluzione che salva la faccia al Cremlino più che tutelare l’Ucraina. In questo quadro, la Crimea viene trattata come una pedina sacrificabile, attribuendo la sua perdita all’inerzia dell’amministrazione Obama, mentre il Donbass diventa moneta di scambio per una pace fragile e condizionata.

L’apertura di Bruxelles a questa formula evidenzia una deriva pragmatica che rischia di compromettere i valori fondanti dell’Unione Europea. Zelensky, stretto tra la difesa dell’integrità territoriale e la pressione internazionale, si trova di fronte a una scelta drammatica: accettare una resa strategica o continuare una guerra che l’Occidente sembra voler archiviare.

La similitudine è storicamente inquietante: come nel 1938 a Monaco, si tenta di placare l’aggressore cedendo territori al fine di evitare un conflitto più ampio. Ma la storia ha già mostrato che la pace ottenuta a spese della giustizia e della sovranità è una pace illusoria. Allora fu la Cecoslovacchia, oggi è l’Ucraina.

Infine, il silenzio sulla sorte delle minoranze locali, in particolare quella tatara in Crimea, rivela quanto poco contino i diritti umani nel disegno geopolitico delle grandi potenze. La formula proposta non è una via verso la pace, ma un precedente pericoloso che potrebbe riscrivere le regole del diritto internazionale a favore della forza. 

Pubblicato: 19/08/2025
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