La Crimea deve restare Ucraina: forum internazionale e analisi militare a confronto
by Petro Olar nostro corrispondente in Ucraina.
Si è tenuta a Kiev la quarta edizione del forum della rete internazionale di esperti “Piattaforma di Crimea”, evento dedicato alla discussione delle strategie per la de-occupazione della penisola annessa dalla Russia nel 2014. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni ucraine, diplomatici, attivisti per i diritti umani, analisti indipendenti e think tank internazionali, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra l’Ucraina e i suoi partner in vista del prossimo vertice della Piattaforma, che segnerà il quinto anniversario dell’iniziativa.
Nel corso del forum, le autorità ucraine hanno ribadito la loro posizione ferma e non negoziabile: la Crimea è parte integrante dell’Ucraina e non può essere oggetto di compromessi. Il vice capo dell’Ufficio del Presidente, Ihor Zhovkva, ha sottolineato che qualsiasi ipotesi di legittimazione dell’occupazione russa sarebbe inaccettabile, poiché contraria al diritto internazionale e ai principi fondamentali su cui si basa l’ordine globale. Secondo Kiev, il ritorno della penisola sotto sovranità ucraina resta una priorità assoluta e una condizione essenziale per la stabilità regionale.
Tra i partecipanti, anche la rappresentante permanente del Presidente dell’Ucraina in Crimea, Olga Kuryshko, ha evidenziato due aspetti ritenuti cruciali nella strategia comunicativa con la comunità internazionale. Il primo riguarda la sicurezza: secondo Kuryshko, la Federazione Russa ha trasformato la Crimea in una base militare avanzata, rendendola un pericolo per l’intera Europa orientale. Per le autorità ucraine, la liberazione della penisola è quindi indispensabile non solo per l’integrità territoriale del Paese, ma anche per la sicurezza collettiva del continente.
Il secondo punto chiave sollevato riguarda la dimensione umanitaria. L’Ucraina ritiene fondamentale continuare a sostenere le popolazioni che vivono sotto occupazione, garantendo assistenza, protezione dei diritti fondamentali e lavorando per la liberazione degli ostaggi civili detenuti dalle autorità russe.
In vista del prossimo vertice della Piattaforma di Crimea, che si svolgerà a breve con la partecipazione di leader di Stato, si rafforza il dibattito sugli scenari possibili per la de-occupazione della penisola. Sebbene non si escludano soluzioni diplomatiche, permane l’attenzione anche su eventuali sviluppi di natura militare, in un contesto ancora fortemente influenzato dall’evoluzione del conflitto più ampio tra Russia e Ucraina.
Secondo il parere dell’esperto geopolitico e militare, il marchese dr. Giulio de Nicolais d’Afflitto, Vicepresidente di Ukraina all'Europa Onlus, erede di storiche dinastie nobili italiane e spagnole di primaria importanza nei secoli passati, una svolta risolutiva nel conflitto potrebbe passare proprio attraverso un impiego più incisivo del vantaggio ucraino nel Mar Nero. L’analista ritiene che la Crimea potrebbe essere liberata militarmente se l’Ucraina decidesse di intensificare e sfruttare al meglio le proprie capacità navali e tattiche.
Tra le strategie considerate più efficaci, viene citato lo sbarco notturno di truppe speciali ucraine sulla costa crimeana, già effettuato simbolicamente nel giorno dell’indipendenza nazionale, con l’issazione della bandiera ucraina in territorio occupato. Questo tipo di operazioni viene interpretato come un segnale non solo simbolico ma operativo, che prelude a manovre più ampie.
Il Dr. Giulio de Nicolais d'Afflitto richiama l’attenzione sulla cosiddetta "Linea Surovikin", il complesso sistema difensivo russo costruito su tre linee fortificate, paragonato per struttura e funzione alla Linea Maginot francese o alla Linea Gustav tedesca in italia durante il Secondo conflitto mondiale. Questa fortificazione ha finora rallentato la controffensiva ucraina sul fronte terrestre, ma proprio per questo motivo, secondo l’analista, l’Ucraina dovrebbe puntare su una tattica di aggiramento, sfruttando lo sbarco anfibio come chiave per colpire i punti deboli del dispositivo russo.
L’attuale strategia ucraina, fondata su una guerra di attrito, sta già infliggendo danni significativi alle forze russe attraverso attacchi mirati a depositi di munizioni, infrastrutture logistiche e centri di comando, grazie all’impiego di armi fornite dalla NATO, sistemi Himars e droni kamikaze, ma anche tante nuove armi di fabbricazione ucraina come il recente Flamingo. Tuttavia, per ottenere un reale cambiamento sul campo, secondo il Dr. Giulio de Nicolais d'Afflitto, sarà necessario agire con una manovra più ambiziosa e coordinata.
Un altro elemento cruciale è il controllo del Mar Nero, che richiederebbe all’Ucraina di neutralizzare la flotta missilistica russa, oggi ancora in grado di esercitare una significativa minaccia. Gli attacchi ai porti di Novorossijsk e Sebastopoli vengono indicati come obiettivi prioritari per limitare la capacità offensiva navale russa.
Infine, l’analista propone una “manovra a tenaglia” come possibile strategia finale: una combinazione di avanzata via terra e via mare che costringerebbe le forze russe a ridistribuire le proprie unità, indebolendo le linee difensive lungo l’asse Melitopol–Berdiansk–Mariupol e aprendo così nuovi varchi per una penetrazione più profonda nel territorio occupato.
Molto spesso il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky durante questi anni di guerra si è ispirato all'esempio di Winston Churchill. Ebbene c'è una frase famosa di Winston Churchill che calza perfettamente con la visione del Dr. Giulio de Nicolais d'Afflitto in merito al cambiamento delle tattiche, Winston Churchill, affermava: "Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare".
Il forum della Piattaforma di Crimea ha dunque offerto non solo una sede di confronto politico e diplomatico, ma anche un’occasione per analizzare, dal punto di vista strategico-militare, le opzioni disponibili per una futura liberazione della penisola. Le valutazioni degli esperti evidenziano una crescente consapevolezza della complessità della sfida, ma anche una determinazione sempre più radicata a non arretrare sulla questione della Crimea.
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