N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 188° Ottobre 2026 Anno XVI°               

Iran, via alla transizione dopo Khamenei e scontro regionale

Iran, via alla transizione dopo Khamenei e scontro regionale

by Giulio de Nicolais d'Afflitto

Il responsabile del sistema di sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ha dichiarato che la fase di transizione istituzionale destinata a seguire l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei prenderà ufficialmente avvio nella giornata di domenica, aprendo così un passaggio estremamente delicato per gli equilibri politici e religiosi della Repubblica islamica.

Nel corso di un’intervista trasmessa dall’emittente pubblica e ripresa dall’agenzia AFP, Larijani ha spiegato che sarà costituito con la massima urgenza un organo collegiale provvisorio incaricato di esercitare le funzioni della più alta carica dello Stato fino alla designazione formale del nuovo leader.

Secondo quanto precisato, il consiglio temporaneo sarà composto dal presidente della Repubblica, dal capo della magistratura e da un giurista membro del Consiglio dei Guardiani, tre figure istituzionali che assumeranno congiuntamente la responsabilità di garantire continuità e stabilità nell’amministrazione del Paese in un momento di forte tensione interna ed esterna.

Larijani, che presiede il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale ed è considerato uno dei principali consiglieri politici di Khamenei, ha sottolineato che i lavori per la creazione di questo organismo sono già in corso e che l’obiettivo è formalizzarne la nascita nel più breve tempo possibile, persino entro la stessa giornata.

Il mandato del consiglio a tre avrà carattere strettamente temporaneo e resterà in vigore fino a quando l’Assemblea degli Esperti, organo composto da 88 autorevoli esponenti del clero sciita, non procederà alla nomina della nuova Guida Suprema, come previsto esplicitamente dalla normativa costituzionale iraniana.

La legge impone infatti che l’Assemblea si riunisca e individui il successore nel più breve tempo possibile, così da evitare vuoti di potere in una struttura statale fortemente centrata sull’autorità religiosa e politica della Guida Suprema.

La notizia della morte di Khamenei era stata inizialmente annunciata da Israele, che aveva parlato di un’operazione militare mirata contro i vertici iraniani, generando immediatamente un’ondata di reazioni e smentite nel panorama internazionale.

Anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva dichiarato pubblicamente che il leader iraniano era stato ucciso nel corso di un attacco congiunto israelo-americano condotto il 28 febbraio, rafforzando l’idea di un’azione coordinata tra i due alleati.

Tuttavia, nella serata della stessa giornata, da Teheran non era giunta alcuna conferma ufficiale dell’accaduto, circostanza che ha contribuito ad alimentare incertezza e tensione in una fase già segnata da un’escalation militare significativa.

Khamenei era alla guida dell’Iran dal 1989, quando aveva raccolto l’eredità del fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini, consolidando nel tempo un potere estremamente ampio e pervasivo sulle istituzioni politiche, religiose e militari del Paese.

La mattina del 28 febbraio le forze armate israeliane avevano lanciato un’offensiva contro obiettivi situati in territorio iraniano, descrivendo l’operazione come un’azione preventiva volta a contrastare minacce considerate imminenti.

Poche ore più tardi, Trump aveva annunciato che anche Washington aveva avviato operazioni di combattimento su larga scala contro l’Iran, sottolineando in un videomessaggio diffuso sui social media che l’obiettivo dichiarato era proteggere il popolo americano neutralizzando i rischi provenienti dal regime iraniano.

I mezzi di informazione iraniani hanno riferito di esplosioni registrate in numerose città, tra cui Teheran, Tabriz, Isfahan, Qom, Lorestan e Chabahar, delineando uno scenario di attacchi diffusi che avrebbero colpito sia infrastrutture strategiche sia figure di vertice nella capitale.

In risposta alle operazioni statunitensi e israeliane, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato il lancio di diverse ondate di droni e missili balistici diretti verso Israele, segnando un ulteriore aggravamento della crisi militare nella regione.

Parallelamente, l’Iran avrebbe colpito anche Paesi del Medio Oriente che ospitano basi militari americane, con segnalazioni di esplosioni in Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita, ampliando così il raggio geografico del conflitto.

L’intera escalation si è verificata a pochi giorni di distanza dai colloqui sul programma nucleare tra Stati Uniti e Iran, mettendo seriamente in discussione la possibilità che gli incontri previsti a Vienna possano svolgersi regolarmente mentre Washington rafforza la propria presenza militare nell’area.

In questo contesto di estrema instabilità, il futuro politico dell’Iran dipenderà in larga misura dalla rapidità con cui la Nazione riuscirà a designare una nuova leadeship come ad esempio potrebbe in futuro essere Reza Pahlavi, ora in Usa, il quale sarebbe disposto a prendere le redini del suo Paese.

Pubblicato: 01/03/2026
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