Giulio de Nicolais d’Afflitto: “La via del mare che Kiev non percorre”
by Maryana Bilyk
"Non sono un generale, ma porto nel sangue una tradizione di comando che affonda le radici nella Reconquista e nella battaglia di Lepanto. È da questa eredità che nasce la mia voce critica verso l’attuale conduzione della guerra contro la Russia".
La verità è semplice: una nuova logica di guerra è valida solo se porta alla vittoria. Se non conduce alla vittoria, è un errore. Oggi l’Occidente sta sbagliando. La guerra di attrito contro la dottrina ibrida di Gerasimov non funziona. Logora, consuma, ma non spezza.
La critica alla "guerra di attrito"
La cosiddetta “guerra di attrito asimmetrica” è stata presentata come innovativa rispetto alle metodologie della Guerra del Golfo. Ma innovazione non significa vittoria. La dottrina attribuita a Gerasimov è fluida, multidimensionale, capace di combinare strumenti militari, informativi ed economici. Rispondere con una strategia rigida e lineare è un errore che si paga sul campo.
Il Mar Nero come chiave strategica
La mia visione parte da un assioma logico: il mare è una strada senza ostacoli. L’Ucraina ha già vinto la battaglia del Mar Nero, riducendo la libertà d’azione della flotta russa. Eppure non sfrutta questo vantaggio per colpire Sebastopoli, la base navale simbolo e punto debole della Russia, distante da Mosca e logisticamente vulnerabile.
Se Kiev minacciasse sbarchi anfibi, anche solo con mezzi piccoli e numerosi, Gerasimov sarebbe costretto a togliere reggimenti dalla linea del fuoco per difendere le spiagge. Così il fronte terrestre si alleggerirebbe. È la logica della manovra indiretta: costringere il nemico a disperdere le forze, riducendo la sua capacità di concentrazione.
Tradizione e innovazione
Il richiamo alla storia è costante. Churchill lo capì a Dunkirk: più barchette, meno colpibili. Oggi la stessa logica vive nei droni navali e nei missili antinave. La dispersione e la ridondanza sono principi antichi, ma trovano nuova vita nelle tecnologie moderne.
La differenza è che oggi non si tratta di evacuare truppe, ma di creare una minaccia credibile che costringa la Russia a difendere ogni tratto di costa. Non serve un’invasione anfibia su larga scala; basta una minaccia ripetuta e credibile dal mare per ottenere l’effetto di dispersione.
Una voce fuori dal coro
Non è un generale, ma parla come chi sente il peso di una tradizione. “Ho una voce dentro che mi dice… perché sono l’erede di una tradizione millenaria di comando”, confida. E davanti a ufficiali e generali, ha già presentato la sua visione di come affrontare la guerra ibrida.
Il suo messaggio è chiaro: la vittoria non nasce da dottrine astratte, ma dalla capacità di trasformare la logica in azione. E oggi, quella logica passa dal mare.
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