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Potenza di fuoco e geopolitica: Ucraina verso l'autonomia strategica
Intervista del giornalista ucraino Petro Olar, direttore di RadioUkrEurope.com, al Prof. Giulio de Nicolais d'Afflitto esperto in geopolitica, intelligence e strategia: incarna un’eredità di comando che richiama l’essenza del celebre motto cesariano “Veni, vidi, vici” — rapidità, decisione e vittoria.
(la foto del Prof Giulio de Nicolais d'Afflitto è di Paola Caputo)
by Petro Olar @radioUkrEurope
Professore, negli ultimi anni l’Ucraina ha accelerato lo sviluppo di sistemi missilistici nazionali. Quanto è significativo questo cambiamento?
È un’evoluzione cruciale. L’Ucraina ha investito in missili efficaci e relativamente meno costosi rispetto alle controparti occidentali. Lo ha fatto mentre il Paese mantiene una sorprendente coesione militare dopo quattro anni di guerra, mentre la Russia mostra segnali di usura industriale e logistica aggravati dalle sanzioni, dai bombardamenti mirati e dalla perdita di controllo nel Mar Nero. Se il conflitto dovesse durare almeno fino al 2027, questa capacità di produrre armamenti autonomi diventerebbe un pilastro della strategia ucraina, soprattutto in un momento in cui gli Stati Uniti sembrano meno concentrati sul teatro europeo.
Ci può descrivere brevemente la nuova generazione di missili ucraini?
Possiamo considerare diversi sistemi. Il Sapsan, per esempio, è un missile balistico tattico progettato per colpire infrastrutture critiche a medio raggio. Il Grom-2 opera in modo complementare, con maggiore enfasi su precisione e rapidità d’ingaggio. Il Neptune, nato come antinave, è ormai un’arma da attacco terrestre a tutti gli effetti e ha avuto un impatto strategico nel Mar Nero. Il Flamingo rappresenta invece la capacità di colpire in profondità a lungo raggio con costi più contenuti rispetto ai missili occidentali. Rimane ancora in uso una versione modernizzata del Tochka-U, utile nei ruoli tattici a corto raggio. Nel complesso, si tratta di una famiglia di sistemi costruiti per essere “abbastanza buoni” e perfettamente adeguati al contesto operativo ucraino.
Qual è il loro reale vantaggio sul campo?
L’Ucraina ha sviluppato un uso integrato di missili, droni, guerra elettronica e una rete ISR molto diversificata. Questo permette una forma di targeting dinamico su logistica, centri energetici e nodi di comando russi, riducendo la capacità di rigenerazione dell’apparato bellico di Mosca. Nel Mar Nero la combinazione tra missili e sensori ha creato un’area di interdizione che ha limitato pesantemente la libertà di manovra navale russa.
Come si collocano questi sistemi rispetto agli
equivalenti occidentali, come ATACMS e Tomahawk?
I sistemi occidentali sono più sofisticati, dotati di sensoristica avanzata e perfettamente integrati nella rete NATO. Ma sono anche molto più costosi. L’Ucraina ha adottato una filosofia diversa: produzione locale, componenti meno proprietari e un design pragmatico. In questo modo riduce la dipendenza dall’estero, accorcia la catena logistica e produce armi più economiche ma comunque efficaci quando integrate nelle reti ISR e nelle tattiche ucraine.
Siamo di fronte a un cambiamento del modo di combattere?
Senza dubbio. Stiamo entrando nell’era della “kill web”, una rete in cui droni, satelliti commerciali, SIGINT e HUMINT rendono il ciclo decisionale molto più rapido. Le munizioni attritable, cioè a basso costo e sacrificabili, permettono di saturare le difese avversarie, mentre decoy e spoofing creano confusione nei sistemi radar russi. La guerra elettronica, con jamming e disturbi GPS, costringe all’uso di sistemi di guida ridondanti come TERCOM o INS. Parallelamente l’Ucraina colpisce infrastrutture energetiche e logistiche, consapevole che logorare la capacità di rigenerazione russa è più utile di tentare colpi di decapitazione politica.
Anche sul mare la situazione sembra cambiata.
Certamente. Missili come il Neptune hanno permesso all’Ucraina di creare un’area di negazione d’accesso nel Mar Nero senza disporre di grandi unità navali. È un risultato strategico: la Russia è costretta a disperdere le proprie forze e a operare in condizioni di continua minaccia.
Quali sono le implicazioni geopolitiche di questa evoluzione?
L’Ucraina dimostra una resilienza organizzativa notevole e una crescente autonomia nelle proprie capacità belliche. Contemporaneamente la Russia affronta difficoltà industriali e logistiche sempre più evidenti. L’Europa, di fronte a questo scenario, sta rivalutando i propri investimenti in difesa verso sistemi più numerosi, meno costosi e supportati da reti di sensori diffuse. La capacità ucraina di produrre missili moderni e a costi contenuti rafforza la sua deterrenza e aumenta il suo peso diplomatico. In un contesto in cui l’attenzione statunitense potrebbe diminuire, questa autonomia tecnologica diventa determinante.
In conclusione, che scenario si delinea per il 2027?
La guerra sta entrando in un paradigma basato su integrazione multi-dominio, munizioni a basso costo, targeting infrastrutturale e A2/AD a budget ridotto. L’industria ucraina ha dimostrato di saper produrre sistemi d’arma adeguati a queste esigenze, mentre la Russia fatica a sostenere lo sforzo. Fino al 2027 la capacità missilistica indigena di Kiev sarà uno dei principali pilastri della sua autonomia strategica e della sua sopravvivenza come attore geopolitico indipendente.
Professore, grazie per questa analisi approfondita.
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