N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 181° Febbraio 2026 Anno XVI°               

Intervista ad Arianna Geronzi, scrittrice.

Intervista ad Arianna Geronzi, scrittrice.

 

 

by Giulio de Nicolais d'Afflitto

Arianna è una voce fuori dal coro nel panorama della moda contemporanea: studiosa del costume, scrittrice e custode di un sapere che unisce etica, tecnica e visione culturale. Per lei l’abito non è superficie, ma linguaggio, strumento di consapevolezza e atto pedagogico. Tra sartoria, narrazione e rigore morale, racconta un mestiere che forma l’anima prima ancora del corpo. In questa intervista ripercorre le sue radici, le sue passioni e il progetto di un futuro in cui la moda torni a essere pensiero. Un manifesto umano e intellettuale cucito parola dopo parola.

Chi sei Arianna?

Sono un’anima antica prestata alla modernità, una studiosa del costume che vede nell'abito non un guscio, ma un manifesto. Caratterialmente sono una ricercatrice instancabile di verità: detesto la superficialità e credo fermamente che l'eleganza sia una forma di rigore morale e intellettuale.

Di quale segno zodiacale sei? 
 
Cancro: un segno che non teme le profondità e ama scavare nei segreti e nel "non detto", proprio come faccio io quando analizzo le trame di un tessuto o le pieghe dell'anima umana.
 
Qual è la tua pizza preferita?
 
La Margherita con bufala a crudo: l'eccellenza della semplicità che non ammette errori, dove la qualità della materia prima deve parlare da sola, senza bisogno di fronzoli o coperture.
 
Parlaci del tuo lavoro, come sei diventata scrittrice di moda?
 
La mia formazione nasce tra il rigore della tecnica sartoriale e la passione per la narrazione educativa. Sono diventata scrittrice per dare una voce etica al "saper fare", trasformando il mestiere in una missione pedagogica. Ricordo ancora quando recuperarai il primo abito da sposa antico. Che gioia prodonda mi pervase e decisi che dovevo dare un senso a tutto quello che stava succedendo e che nonostante alcuni trend consumistici si dovesse parlare al cuore della gente.
L’abito da sposa è così importante sopratutto  per una donna che non si sentiva mai all'altezza: vederla guardarsi allo specchio e riconoscersi per la prima volta è stato il momento in cui ho capito che il sarto è, prima di tutto, un sarto-coach.
 
Chi sono i tuoi stilisti preferiti?
 
Cristóbal Balenciaga per l'architettura pura delle forme e Armani per la sua capacità di aver liberato la donna senza privarla del potere della struttura.
 
Chi è il tuo attore preferito?
 
Richard Gere, per quella sua eleganza malinconica e la capacità di recitare con i silenzi e la postura; rappresenta perfettamente quell'idea di "distinto" che non ha bisogno di gridare per farsi notare.
 
Quale è il tuo autore musicale preferito?
 
Fabrizio De André, perché è stato un sarto delle parole: sapeva cucire insieme gli ultimi della società con una nobiltà e una metrica senza eguali.
 
Qual è il tuo abito preferito e perché?
 
Il tailleur pantalone impeccabile: è la divisa della donna moderna che non rinuncia alla propria femminilità ma rivendica una presenza autorevole in ogni campo.
 
Il tuo sogno di donna?
 
Essere un ponte tra la tradizione artigiana che rischia di sparire e le nuove generazioni, lasciando un'eredità che non sia solo estetica, ma soprattutto umana e intellettuale.
 
Il tuo libro..., cosa ti ha spinto?
 
Mi ha spinto il bisogno di colmare un vuoto: quello della consapevolezza. Volevo che chi legge, si appassioni a questo mondo e che magari possa imparare a cucire non impari  a leggere il mondo attraverso la lente della qualità e dell'onestà creativa.
 
Il tuo progetto professionale, cosa hai in cantiere? Un tuo brand? 
 
Il mio cantiere è un laboratorio d'idee dove la scrittura e la sartoria si fondono: sto terminando il secondo libro sulla sartoria italiana, un'opera che ambisce a essere un manifesto educativo per i futuri talenti. Più che alla passerella della Milano Fashion Week, miro a creare una "accademia intellettuale" del mestiere, un modello di formazione che porti l'eccllenza italiana oltre il semplice concetto di "prodotto".
 
Un tuo consiglio alle ragazze che intendono intraprendere il lavoro del sarto
 
Non cercate la velocità del successo, ma la profondità della competenza: studiate la tecnica finché le mani non soffrono, ma nutrite la mente con i libri, perché una sarta/ un sarto che non sa leggere il mondo non saprà mai vestirlo.
 
Pubblicato: 14/01/2026
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