N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 189° Novembre 2026 Anno XVI°               

Oleshky, 17 pullman verso l'Ucraina e solo 4 verso la Russia: la scelta dei civili

La popolazione della città occupata dalle forze russe lascia il territorio dopo mesi di isolamento e sofferenze. L'evacuazione diventa il simbolo della volontà di tornare sotto la protezione di Kyiv. 

Oleshky, 17 pullman verso l'Ucraina e solo 4 verso la Russia: la scelta dei civili

 by Liliya Bilyk (Presidente dell'Ass.ne Ukraina in Europa - Aps)

Diciassette pullman diretti verso l'Ucraina e soltanto quattro verso la Russia. È questo il dato che emerge dall'evacuazione dei civili di Oleshky, la cittadina della regione di Kherson occupata dalle forze russe dal 2022 e divenuta uno dei simboli della tragedia umanitaria provocata dalla guerra. Prima della guerra nella cittadina vivevano 24.000 abitanti: oggi non sono più di 2000.

Una differenza numerica significativa, che racconta non soltanto un'operazione di soccorso, ma anche il desiderio di una parte importante della popolazione di ritrovare sicurezza e protezione nel proprio Paese.

Dopo mesi di isolamento, carenza di medicinali, difficoltà nell'approvvigionamento alimentare e condizioni di vita sempre più precarie, l'apertura delle vie di evacuazione rappresenta un primo concreto spiraglio di speranza. La città, situata sulla riva sinistra del Dnipro, ha subito le conseguenze dell'occupazione militare e delle devastanti inondazioni provocate dalla distruzione della diga di Kakhovka nel giugno 2023.

L'emergenza umanitaria ha colpito soprattutto anziani, donne, bambini e persone fragili, costrette a convivere con la paura e con l'incertezza del futuro. La partenza dei pullman costituisce quindi un momento di particolare importanza, perché restituisce ai civili la possibilità di allontanarsi da un territorio segnato dalla guerra.

Il rapporto tra i diciassette mezzi diretti verso l'Ucraina e i quattro destinati alla Russia assume anche un evidente significato simbolico, pur non potendo essere considerato, da solo, un'indicazione delle preferenze politiche dell'intera popolazione. Secondo quanto riportato il 30 ottobre dai blogger militari, sarebbero stati infatti diciassette gli autobus destinati a raggiungere i territori della Repubblica dell'Ucraina, contro appena quattro diretti in Russia. Il dato, ripreso dalla stampa ucraina, non ha ancora ricevuto una conferma indipendente.

L'operazione umanitaria è stata resa possibile da una tregua locale entrata in vigore il 27 ottobre, grazie a una mediazione internazionale che ha coinvolto anche la First Lady statunitense Melania Trump. Sul terreno hanno collaborato il difensore civico ucraino Dmytro Lubinets e la rappresentante russa per i diritti umani Yana Lantratova, coordinando la distribuzione degli aiuti e il trasferimento dei residenti.
 

Il percorso degli sfollati diretti in Ucraina si è rivelato particolarmente complesso: dalla Crimea occupata attraverso la Russia, fino alla Bielorussia e successivamente al confine ucraino. Il primo novembre sono arrivate le testimonianze dei civili che hanno finalmente raggiunto il territorio controllato da Kyiv, accolti dai familiari e dalle organizzazioni umanitarie. Anche la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno si è mobilitata per richiamare l'attenzione internazionale sulla tragedia di Oleshky, sostenendo la necessità di garantire corridoi umanitari e protezione alla popolazione civile. La vicenda assume un valore che supera i confini della città: dopo anni di occupazione, l'evacuazione offre uno spaccato delle aspirazioni e delle paure di chi ha vissuto quotidianamente le conseguenze del conflitto.

I diciassette pullman verso l'Ucraina, rappresenteranno un'immagine particolarmente eloquente di questa tragedia. Perché dietro quei mezzi non ci sono soltanto numeri, ma persone che hanno abbandonato le proprie case, portando con sé il desiderio di ricominciare scegliendo di farlo nel modello di vita e sotto la protezione occidentale dell'Ucraina che sceglie l'Unione Europea.

E mentre la guerra continua, Oleshky consegna all'Europa un messaggio di speranza: anche dopo anni di occupazione, il legame con la propria terra può sopravvivere alla violenza e alla paura.

Pubblicato: 01/11/2026
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