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COME CAVALLI ROSSI di Simona Cherubini - romanzo
“Come Cavalli Rossi” il nuovo romanzo dell’autrice fiorentina Simona Cherubini, un tot di anni all’anagrafe, molti meno nel cuore e nella voglia di fare.
Si descrive così la scrittrice fiorentina Simona Cherubini, già firma del romanzo “L’ultimo paga da bere” pubblicato nel 2025 in una nuova edizione.
La scrittura è la sua linfa vitale, anche se per vivere si occupa di tutt’altro.
L’amore per i cavalli e le storie d’amore alimentano il suo primo incontro con quella penna che darà origine a racconti e scarabocchi. “Come Cavalli Rossi” è uscito alla fine dell’anno 2025, il 28 novembre su Amazon e, per l’occasione, abbiamo scambiato due chiacchiere.
Se dovessi raccontare questo romanzo a un lettore, come lo descriveresti?
Raccontare “Come cavalli Rossi” è difficilissimo… è un romance, dark, maschio-maschio. Una storia che ti fa incazzare tanto e sorridere poco ma che ti lascia la consapevolezza che una salvezza sia possibile per tutti, anche quando non hai nulla contro cui combattere: l’importante è che non manchi qualcuno per cui combattere. E’ un romanzo da non leggere se non sei
disposto a metterci il cuore, oltre agli occhi, è una storia che ti mette alla prova: devi essere disposto a dare a Kian e Denis una possibilità. Altrimenti, lascia perdere.
Qual è il fulcro di questa storia?
Il fulcro della storia è l’amore: per se stessi prima di tutto, anche quando non esiste una ragione per amarsi: Kian e Denis da soli non hanno senso, insieme sì. I vuoti possono solo diventare spazi… perché anche la più stronza delle vite ti concede una tregua.
Perché i cavalli?
“Chiedimi di mostrarti poesia in movimento, e ti mostrerò un cavallo”, scriveva il drammaturgo inglese Ben Jonson, infatti, a livello stilistico, ho cercato in una immagine, quella del cavallo, la storia di in viaggio interiore che non fosse soltanto narrativo ma anche simbolico. Un viaggio dell’anima, un equilibrio fragile tra il desiderio di andare e la necessità di custodire. È un inno al coraggio, ma anche alla memoria che, come una criniera al vento, ci accompagna senza trattenerci. Il mio intento è stato quello di unire un linguaggio pittorico realistico al respiro di un concetto: un ponte che tiene insieme la concretezza del corpo animale e la dimensione simbolica della materia e dello spazio.
Quale messaggio vuoi lanciare?
Mi piacerebbe poter trasmettere a chi legge il senso di riscatto di due vite che non hanno molto da spendere e tanto da buttare. Mi piacerebbe poter lanciare un grido di denuncia perché quello che succede a Kian, anche se amplificato a favore della trama, è qualcosa che può succedere davvero e che forse è successo davvero (il libro è ispirato al podcast Veleno di Pablo Trincia e ai bambini della bassa modenese).

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