N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
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Francesca De Bartolo, artista Mistral FDB, Walking on Signs - Strati d'Arte Gallery Roma

Apre a Roma, sabato 11 marzo 2023 alle ore 18, presso la Strati d'Arte Gallery, la mostra personale "Walking on Signs" di Mistral FDB, a cura di Sveva Manfredi Zavaglia, fino al 30 marzo 2023. 

Francesca De Bartolo, artista Mistral FDB,  Walking on Signs - Strati d'Arte Gallery  Roma
Intervista  di Nefer Anania
 
Ciao Francesca! Questo sabato avrà inizio la tua mostra “Walking on signs”, sei emozionata?
Certo Nefer, è sempre una forte emozione mettersi in gioco perchè esponi in pubblico una tua forma espressiva, un tuo pensiero. La parte più interessante è percepire cosa provocano le tue opere nell’altro; la parte invece più difficoltosa è il presenziare all’inaugurazione, preferirei stare dietro le quinte.
 
Da cosa è nata l’idea?
Da tempo lavoro a nuove opere nel mio studio a Roma e stavo valutando la prima, delle diverse esposizioni, che ci saranno nel 2023. Dopo un’assenza espositiva lunga quasi 3 anni per il look down ho deciso insieme ai miei curatori di partire con l’esposizione in una galleria d’arte. Le opere racchiudono un passaggio dal vecchio stile al nuovo.
 
Invece la scelta di una live performance da cosa nasce?
Dalla possibilità di percepire un opera con un connubio tra i sensi, la vibrazione musicale che si fonde con la percezione visiva in una nuova esperienza. La musica per me è basilare, nelle mie creazioni è parte integrante di essa. L’interazione tra i sensi ne inebria la visione ed il sax, di per sé, traduce la parola che manca alla pittura regalando sensazioni diverse. Ho avuto il piacere di conoscere il maestro Miguel Charles e coordinare con lui la performance artistica. La sua musica sarà ispirata dalle opere e dallo spettatore, creando la giusta fusione in un cammino percettivo tra colori, figure sdoppiate e segni cifrati.
 
Cosa rappresenta per te “Walking on signs”?
“Walking on signs” è un reale cammino sui segni, lo si vede in tutte le opere in mostra, vi è un passaggio, un mutamento che il mio segno percorre diventando lettera, numero arcaico, luce e ombra, un linguaggio criptico che sto cercando di approfondire studiando libri del passato e poesia visiva. Un potenziamento espressivo arricchito di graffi espressivi, la figura umana inizia a perdere il suo ‘disegno’ per lasciare spazio a segni criptici. 
 
C’è un dipinto a cui sei particolarmente legata?
L’ultima opera che porta come titolo Cript da Criptico (dal lat. tardo cryptĭcus«nascondere indecifrabile, enigmatico; che cela, "allude" ma con enigmi). Sono affascinata da questo nuovo tema, tutti abbiamo degli enigmi, dei segreti, e il linguaggio della crittografia esiste da secoli. Il grande Leon Battista Alberti creò 550 anni fa l’arte della crittografia, all’età di 61 anni, con un Disco Cifrante che è possibile leggere in questa mia opera. Frequenze di un sistema cifrato tra mittente e destinatario: l’opera con il fruitore, la donna con il suo sè.
 
Facendo un tuffo nel passato, quando hai iniziato ad approcciarti con il mondo dell’arte?
Sin da giovanissima, a soli 12 anni ho vinto il primo concorso regionale per poi già collaborare con gallerie non ancora maggiorenne. Ma il vero modo dell’arte è una scoperta, cambia in base ai tempi, si evolve e si dirama in tante interpretazioni. Quindi provo a farne parte ma è un’impresa ardua.
 
Rispetto a quando hai iniziato a dipingere, oggi cosa rappresenta per te l’arte?
Come dicevo, è un divenire.. personalmente è tutto, è il mio mondo e mi sento in dovere di vivere questa vita parallela fatta di un dovere verso una fede. È l’appartenenza a questa fede che mi porta a sperimentare ed a cercare di comunicare un messaggio interiore fatto di valore estetico, domande, studi, segreti ed emozioni; saranno spero in molti a recepirlo ma sicuramente non sarà così per tutti. E’ una legge non scritta che ti appartiene e devi ‘trascriverla’. Vedo oggi troppi settori nell’arte che hanno a mio avviso perso la strada per la troppa quantità e l’idea di dover sempre ostentare qualcosa di nuovo imponendo l’effetto shock non mi appartiene. Io appartengo probabilmente alla vecchia guardia che ama quella che era la forma d’arte più pura e che crede in un filone che è quello della pittura figurativa che non deve essere mai abbandonata.
 
Ritornando alla tua mostra, quale sentimento vorresti suscitare in chi ne prenderà parte?
Bella domanda. L’importante è che non susciti indifferenza ma in ognuno di noi c’è un mondo e le emozioni sono diverse. Vorrei poter regalare in primis un pensiero, un punto di domanda per carpire i messaggi che realmente esistono in ognuna di queste opere e far sì che lo spettatore ponga le stesse domande a se stesso. Poi c’è l’emozione, qualunque essa sia. Sono letture e quesiti soggettivi che fanno vivere eternamente un’opera perchè affascinano il pensiero del fruitore suscitando un coinvolgimento, una sensazione, un quesito. La neuroscienza dimostra che quando si contempla un’opera d’arte (quadro, performance, etc.) si attiva l'area celebrale del piacere. Il fattore culturale, sociale, il giudizio estetico hanno la loro valenza nella fruizione dell’opera.
È una forma di comunicazione che spero arrivi.
 
Grazie 
 
Pubblicato: 09/03/2023
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