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- Nazim Hikmet, le poesie d’amore-Palazzo Merulana 26/01/19 h 18:30 - 21:00
Nazim Hikmet, le poesie d’amore-Palazzo Merulana 26/01/19 h 18:30 - 21:00
Prima della lettura sarà possibile visitare la Collezione Cerasi al secondo e terzo piano. Con le opere di Giacomo Balla, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Antonio Donghi, Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Giuseppe Capogrossi.
Mara Sabia (attrice e docente)
Emilio Fabio Torsello (giornalista e fondatore del progetto “La Setta dei Poeti estinti”)
Intero 15 euro
Ridotto 12 euro (per i possessori della Palazzo Merulana Pass)
Prenotazione consigliata euro 2.00
+39 0639967800
www.palazzomerulana.it
Nâzım Hikmet-Ran nacque a Salonicco, nell'allora Grecia ottomana, il 20 novembre del 1901 da un'agiata famiglia aristocratica. Il padre, Hikmet Bey, era un diplomatico, figlio di Çerkes Nâzım Pascià, un console turco, anche autore di poesie e racconti brevi (e da cui genitori presero poi il nome per il futuro poeta), mentre la madre, Ayşe Celile Hanım, era una pittrice, appassionata di poesia francese, in particolar modo di Lamartine e Baudelaire, proveniente da una famiglia aristocratica di origini circasse, polacche, serbe, tedesche e francesi ugonotte. Il nonno materno di Hikmet, Hasan Enver Pascià, era figlio di Mustafa Celalettin Pascià (nato Konstantin Polkozic-Borzęcki), politico e militare polacco naturalizzato turco, autore del libro Les Turcs anciens et modernes nel 1869, uno dei primi esemplari dell'ideologia politica del Panturchismo, e di Saffet Hanım, figlia a sua volta di Omar Pascià, famigerato generale ottomano di origine serba, e di Adviye Hanım, una nobildonna di etnia circassa; la nonna materna, Leyla Hanım, era invece figlia di Müşir Mehmed Ali Pascià (nato Ludwig Karl Friedrich Detroit), ufficiale tedesco naturalizzato turco, di origini in parte francesi ugonotte, e della nobildonna Ayşe Sıdıka Hanım, sorella di Adviye Hanım. Tra i suoi parenti più lontani, inoltre, figuravano personalità come il generale Ali Fuat Cebesoy. Hikmet, da bambino, era un credente musulmano, come la sua famiglia; scrisse i suoi primi testi all'età di quattordici anni: le prime poesie ebbero per argomento un incendio della casa di fronte alla sua e il gatto della sorella; la prima pubblicazione avvenne a diciassette anni su una rivista. Il suo punto di riferimento letterario era il suo insegnante di letteratura e poesia, Yahya Kemal, oltre ad altri poeti turchi come Tevfik Fikret e Mehmet Emin.Durante la guerra d'indipendenza turca, lavorò come insegnante a Bolu, aderendo al partito nazionalista di Atatürk, ma lasciandolo poco tempo dopo.[12] Costretto ad espatriare per motivi politici, nonché per la sua pubblica denuncia del genocidio armeno, riparò in Unione Sovietica. Attratto dagl'ideali socialisti, studiò poi sociologia presso l'università di Mosca (1921-1928), dove scoprì i testi di Karl Marx e della rivoluzione sovietica e divenne comunista e antimilitarista. A Mosca conobbe Lenin (per il quale nutrì profonda ammirazione e al quale dedicò in particolare Comunista! Voglio dirti due parole), Esenin e Majakovskij, che ebbe su di lui un'importante influenza. Si sposa la prima volta, ma l'unione dura poco e viene annullata dopo il suo ritorno in patria, in seguito ad un'amnistia. Nel 1924 fu una delle guardie d'onore accanto alla bara di Lenin.
Dopo il suo ritorno in Turchia nel 1928, Hikmet aderì al Partito Comunista turco, scrisse articoli, testi teatrali ed altri scritti. Fu condannato alla prigione nel 1929 per affissione irregolare di manifesti politici e trascorse circa cinque anni in carcere ma venne amnistiato nel 1935. In questo periodo scrisse nove libri di poesie che avrebbero rivoluzionato la lirica moderna turca con l'uso di versi liberi. Si risposa con una donna che aveva già dei figli e per mantenere la famiglia e la madre rimasta vedova lavora anche come rilegatore di libri.
Dopo la morte del leader turco Kemal Atatürk (di cui Hikmet era uno strenuo critico, nonostante il suo appoggio giovanile), il quale apprezzava le sue liriche non politiche, e, in qualche modo, lo aveva difeso da una repressione eccessiva, il regime si irrigidì ancora di più. Nel 1938 un suo poema venne accusato di incitare i marinai alla rivolta; arrestato e processato, fu condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività contro il regime, le sue idee comuniste e le sue iniziative internazionali anti-naziste e anti-franchiste. Nel frattempo divorziò dalla moglie. Alcune sue poesie di argomento politico furono proibite poiché considerate sovversive e lesive dell'onore dell'esercito, e per questo fu anche torturato e costretto a una dura detenzione, la quale culminò nel suo sciopero della fame di 18 giorni, che gli provocò i problemi cardiaci che l'avrebbero portato alla morte. In carcere scrisse molte altre poesie, tra cui la celebre lirica Alla vita. Scontò quasi 12 anni in Anatolia, nel carcere di Bursa, nel corso dei quali venne colpito dal primo infarto.
Fu l'intervento di una commissione internazionale composta tra gli altri da Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson, Pablo Neruda e Jean-Paul Sartre nel 1949, a favorirne la scarcerazione nel 1950, in seguito ad una nuova amnistia. Una volta libero il governo organizza due attentati alla sua vita e tenta anche di arruolarlo nell'esercito nonostante i suoi problemi di salute. Si sposò per la terza volta con Münevver Andaç, traduttrice in lingua francese e in lingua polacca, conosciuta quando lei lo visitava in prigione, a cui dedicò diverse poesie. Da lei ebbe un figlio, Mehmet.
Viene candidato nel frattempo al premio Nobel per la pace, all'equivalente sovietico (Premio Lenin) e vince il "World Peace Council prize".
Nel 1951, a causa delle costanti pressioni, fu costretto a ritornare a Mosca ma la moglie e il figlio non poterono seguirlo ed egli trascorse il suo esilio viaggiando in tutta Europa.
Nel suo viaggio giunge anche a Roma, a cui dedica due poesie elogiando la bellezza delle donne e delle terrazze della città. Attraversò il Bosforo di notte, su una piccola barca, col mare agitato e rischiò di annegare, fino a che una nave bulgara, avendo ricevuto via fax una sua foto che lo indicava come ex prigioniero politico e simpatizzante comunista gradito a Mosca, lo trasse in salvo.

Gli ultimi anni a Mosca[modifica
Nel 1951 chiese asilo politico in Polonia e, dopo aver rinunciato alla sua cittadinanza turca, divenne cittadino polacco nel 1959, facendo valere le origini familiari della madre, ma fissò la sua residenza nell'Unione Sovietica. A Mosca, gli viene assegnato un alloggio nella colonia di scrittori di Peredelkino, ma il governo turco rifiutò sempre di concedere alla moglie ed al figlio il permesso di raggiungerlo. Al figlio Mehmet dedicò una poesia carica di speranza nei confronti dell'umanità "Prima di tutto l'uomo".
Nonostante un secondo infarto, nel 1952, Hikmet viaggiò molto in quegli anni; attraverso l'Europa, il Sudamerica e l'Africa. Solo gli Stati Uniti gli rifiutarono il visto, a causa dei suoi legami con i sovietici. Con la destalinizzazione e il nuovo corso di Nikita Kruscev ebbe un'ampia autonomia di movimento e di parola e si trasferì definitivamente in Unione Sovietica, a Mosca, dove scrisse anche "Ma è poi esistito Ivan Ivanovic?", satira contro la burocrazia e la dittatura stalinista, che avevano corrotto l'ideale socialista.
Nel 1960 si innamorò della giovane Vera Tuljakova, e, annullato il precedente matrimonio, la sposò in quarte nozze. Morì il 3 giugno 1963, a quasi 62 anni, in seguito a una nuova crisi cardiaca incorsa mentre usciva dalla porta di casa (il numero 6 della via Pesciànaya a Mosca, dove si era trasferito dopo il matrimonio). Una delle sue ultime poesie è dedicata alla moglie e al tema della morte.
Hikmet è ricordato principalmente per il suo capolavoro, la raccolta Poesie d'amore, che testimonia il suo grande impegno sociale e il suo profondo sentimento poetico.
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