N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 85° Novembre 2017 Anno VII° 

La teoria di previsione dei terremoti di Gagliardi Calandra - Perchè i geologi non collaborano con noi?

E' possibile prevedere un terremoto? Una ricerca inedita, effettuata "puntando gli occhi all'insù" sugli allineamenti planetari degli ultimi 100 anni, dimostra una teoria talmente banale, da essere imbarazzante. Ma perchè nessuno scienziato ne parla? Si sarebbero potute salvare migliaia di vite innocenti (almeno in Italia)!

Perchè i geologi non collaborano con noi?

Il punto di Stefano Calandra e Stefano Gagliardi - astronomi (dilettanti)

La teoria di previsione dei terremoti di Gagliardi Calandra - Perchè i geologi non collaborano con noi?

Domanda: "Mi chiedo perchè nessun geologo vuole supportarvi? Grazie se mi vorrai rispondere e complimenti per il lavoro che stai svolgendo".

Risposta:Ritengo che la ragione di questa disinteresse se non addirittura ostilità dei geologi nei nostri confronti sia almeno triplice.

Anzitutto il fatto che la loro formazione dipende plausibilmente soltanto da nozioni e concetti legati allo studio della terra. Alzare gli occhi al cielo per loro significa semplicemente uscire dalle loro competenze. In tal senso il nostro modello teorico viene visto come "eretico", che va contro il pensiero conforme dominante, per il quale è impossibile che ci sia una relazione tra pianeti allineati e terremoti. Semplicemente. Non vanno a controllare i nostri documenti che proverebbero il contrario: per loro è un assioma a prescindere.

In secondo luogo, il nostro modello teorico viene spesso confuso con l'astrologia, soprattutto per chi non voglia approfondire. Anche se di astrologia non c'è nulla, il fatto di parlare di pianeti allineati e di forze gravitazionali che influenzano la crosta terrestre appare fondamentalmente come un'eresia gli occhi di questi studiosi.Infine direi che l'establishment che ruota intorno al fenomeno di terremoti tende a conservare le loro posizione e c'è una tendenza generale delle Istituzioni più a misurare le entità dei sismi e delle misure conseguenti al disastro piuttosto che prevenire e salvare vite. Persino all'interno dell'INGV - ed anche ad alti livelli direi - ci sarebbero anche dei ricercatori disponibili a valutare e a credere nel nostro modello teorico, ma non possono dirlo apertamente onde evitare ostruzionismo da parte dei colleghi.

Qui c'entrano diverse logiche, che vanno dal Business delle ricostruzioni alla manutenzione della rete di sismografi e ad altri interessi politici ed economici attorno ad uno status quo che deve essere mantenuto.Potrei affermare anche che c'è un po' di paura e sgomento nelle menti di questi geologi professionisti, di non riuscire a determinare veramente il perché accadano i terremoti. Quindi in questo loro disinteresse apparente oppure nelle numerose minacce di denunce di procurato allarme, che ogni tanto fanno giungere al nostro indirizzo, leggo forse più quasi un bisogno di aiuto che sottotraccia loro chiedono a noi, che non un'altera obiezione al nostro operato.I tempi non sono ancora maturi, insomma per una cooperazione. La Ricerca in Italia sui terremoti è un po' ingessata incapace di aprirsi a nuove opzioni della ricerca stessa… È praticamente una ricerca in qualche modo "politicamente determinata" e direzionata. Ma la Ricerca, quella con la "R" maiuscola, almeno nel mio modo di intenderla, dovrebbe essere per definizione aperta a qualunque ipotesi nuova di lavoro.

S. Calandra

S. Gagliardi

Pubblicato: 16/11/2016
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