N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 183° Aprile 2026 Anno XVI°               

Giulio de Nicolais: il Nuovo verismo italiano che attraversa teatro e digitale

Giulio de Nicolais: il Nuovo verismo italiano che attraversa teatro e digitale

by Petro Olar @RadioUkrEurope

 

 

 

Un autore nato per raccontare la realtà

Giulio de Nicolais d'Afflitto è una figura che sfugge alle definizioni semplici. Autore, regista, intellettuale, sperimentatore, ha costruito un percorso che attraversa linguaggi diversi mantenendo sempre un punto fermo: la realtà come materia viva da portare in scena. La sua formazione umanistica e la sua attenzione per la memoria e la verità hanno plasmato un artista che non separa mai l’estetica dall’etica, e che considera l’arte un luogo di responsabilità oltre che di espressione.

Il "Nuovo Verismo Italiano" e l’incontro con Donatella Cotesta

Il capitolo teatrale della sua carriera è segnato dall’incontro con l’attrice e regista Donatella Cotesta, con la quale consolida un percorso che la critica ha riconosciuto come una via neoverista del teatro italiano contemporaneo. Commedie come “Al solito posto”, “Una certa storia romana”, “Club dei Blablaisti”, “Quello che non dicono di noi”, “Non è una favola” e “Ciack,...il raggiro" con Demetra Hampton, mettono in scena un’umanità quotidiana, spesso ferita, immersa nella Roma e nell’Italia dei nostri giorni. In “Una certa storia romana”, scritta con Franco Palumbo ed Enzo Stavolo e più volte rappresentata fino alle recenti repliche al Teatro Aniene, Giulio de Nicolais tipizza una galleria di personaggi romani contemporanei, tra dialetto, ironia e drammi familiari, confermando una scrittura che unisce comicità e verità emotiva. Donatella Cotesta, alla regia con Vincenza Mangano, ed in scena, dà corpo a questo Nuovo Verismo italiano con una recitazione diretta, fisica, priva di orpelli, che rende i personaggi riconoscibili e vicinissimi allo spettatore. Lo stesso accade in testi come “Quello che non dicono di noi” o “Non è una favola”, dove il confine tra intimità privata e tensioni sociali si assottiglia, e il palcoscenico diventa uno specchio impietoso ma profondamente umano.

La rivoluzione silenziosa del digitale

Accanto al teatro, Giulio de Nicolais d'Afflitto apre un fronte completamente diverso ma sorprendentemente coerente: quello della sperimentazione audiovisiva nell'anno 2011. Con il telefilm “Sulla scena del crimine” si colloca tra i primissimi in Italia a girare un prodotto seriale utilizzando macchine fotografiche digitali, in un’epoca in cui questa scelta appariva ancora azzardata e fuori dagli schemi. L’uso delle fotocamere digitali non è solo un gesto tecnico, ma un atto poetico: permette di muoversi con leggerezza, di entrare negli spazi reali, di catturare la verità delle situazioni senza l’ingombro del set tradizionale. Ne nasce un’estetica ibrida, a metà tra reportage e fiction, che anticipa di anni la rivoluzione delle DSLR nel cinema indipendente e si pone in continuità con il suo sguardo verista sul mondo.

Dalle commedie ai racconti del presente: una poetica coerente

La coerenza del percorso di Giulio de Nicolais d'Afflitto emerge anche nelle opere più recenti, dove il suo realismo si fa ancora più tagliente e consapevole. Titoli come “Effetti collaterali” e “Ciack... il raggiro”, quest’ultimo con la partecipazione di Demetra Hampton e Donatella Cotesta mostrano un autore che continua a interrogare il presente, tra illusioni mediatiche, manipolazioni, fragilità individuali e collettive. Anche quando il tono si fa più nero o più grottesco, resta intatta la volontà di non allontanarsi mai dalla vita reale, di raccontare ciò che spesso viene taciuto, di dare voce a ciò che resta ai margini. In questo senso, il suo Nuovo Verismo non è una formula, ma un modo di stare nel mondo attraverso il teatro e le immagini.

Un autore che unisce etica e innovazione

Ciò che rende Giulio de Nicolais d'Afflitto una figura unica è la capacità di far dialogare mondi apparentemente lontani. Il suo verismo teatrale e la sua sperimentazione digitale non sono due percorsi paralleli, ma due modi diversi di inseguire la stessa idea: un’arte che non si allontani dalla vita, che la osservi da vicino, che la restituisca senza compiacimenti. La sua attività giornalistica e intellettuale, fatta di interventi sulla memoria storica anche di Paesi lontani da Roma come l'Ucraina o la sua amata Spagna, sulla verità e sulla responsabilità civile, completa il ritratto di un autore che non si limita a raccontare il reale, ma lo interroga e lo attraversa con ostinazione.

Un’eredità in movimento

Oggi Giulio de Nicolais è riconosciuto come una voce originale del panorama culturale italiano, capace di rinnovare il realismo teatrale e di anticipare tendenze tecniche che sarebbero diventate comuni solo anni dopo. Il suo lavoro continua a essere un punto di riferimento per chi cerca un’arte che non abbia paura della realtà, che la affronti con coraggio e con uno sguardo sempre vigile. La sua eredità non è un monumento immobile, ma un movimento, un invito a guardare il mondo senza distogliere gli occhi, che passa dalle tavole del palcoscenico alle immagini digitali, dai dialetti di Roma alle storie universali di chi, pur restando ai margini, chiede di essere visto.

 

Pubblicato: 20/02/2026
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