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Il rientro dei Savoia in Italia.

L’averlo concesso: atto di grande valore religioso, che dà pienezza alla Repubblica Italiana.

"Ci sono momenti nella vita in cui il tempo sembra fermarsi, sospeso sulle nostre emozioni. E’ come se fosse passato soltanto un attimo da quando ho lasciato questo Paese, il mio Paese, da quando ho lasciato questa città tanto amata per un esilio che non capivo, che da bambino non potevo capire, ma che comunque sentivo pieno di tristezza e di nostalgia.

Mi rivedo piccolo, inconsapevole di quello che spingeva lontano me e la mia famiglia, eppure partecipe di uno stato d’animo , il distacco, la lontananza da tutto quello che mi era caro, la mia gente, la mia lingua, la mia Terra.

Torno oggi, grazie alla volontà del mio Parlamento, una volontà che ha portato, finalmente, ad una revisione legislativa tanto attesa, torno in quella stessa città in quella Napoli sempre amata che è stata il cuore di tutti i miei ricordi durante gli anni lontani, in questa Napoli che ha incarnato per me la speranza stessa del ritorno.

Ricordi e speranza, di questo, insieme con la mia Famiglia, abbiamo vissuto, questo ci ha sostenuto quando tutto sembrava impossibile. Vorrei qui esprimere la riconoscenza mia e della mia Famiglia verso chi ha reso possibile il nostro ritorno, ed anche verso coloro che, pur potendo, non lo hanno ostacolato. Ho solo un grande dispiacere: non essere potuto tornare immediatamente, come avrei voluto, a causa dell’incidente alle vertebre che mi ha costretto a rimanere in casa per cinque mesi.

La Storia delle nazioni e degli individui non procede secondo atteggiamenti incomprensibili, ma è sempre il frutto di quello che antiche radici hanno saputo produrre.

A questa Storia, nel bene e nel male, non possiamo che inchinarci, consapevoli del nostro impegno a difesa ed a testimonianza dei valori più alti ed autentici.

Il mio desiderio più profondo è che il nome dei Savoia, che ha unito l’Italia nel risorgimento, continui ad essere anche oggi motivo di unione, al di là di qualsiasi controversia storiografica.

Lasciate che concluda questo mio breve ma sentito discorso, riprendendo con altro senso ma con profonda commozione, quelle parole pronunciate dal nonno di mio nonno, quel Re Vittorio Emanuele II che è stato il primo Re d’ Italia :

‘I miei familiari ed io non siamo insensibili all’affetto che da tanta parte d’Italia si leva verso di noi. Di questo affetto che ci lega ancora una volta al nostro Paese ritrovato, siamo e saremo profondamente grati."

Lo ha dichiarato il principe Vittorio Emanuele, in un discorso diffuso dopo il suo sbarco all’aeroporto di Capodichino insieme alla consorte Marina Doria e al figlio Emanuele Filiberto. L’esilio - ha aggiunto l’erede dei Savoia, che aveva 9 anni quando con la madre, la sovrana Maria Josè, dovette lasciare l’ Italia imbarcandosi proprio da Napoli per un’assenza durata 57 anni - e’ "una sensazione terribile" che "solo chi ha provato può comprendere".

E’ terminato un esilio che per i due Principi di Savoia era divenuto anacronistico, per volontà di un Parlamento che ha desiderato porre un punto fermo e chiudere col passato. Un atto dovuto di grande valore religioso, una realtà che dà pienezza anche alla Repubblica Italiana. Viena da una riforma costituzionale attuata con l’abrogazione della disposizione transitoria della nostra Costituzione che impediva ai discendenti maschi di casa Savoia di ritornare in Patria.

In base alle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana gli eredi maschi di casa Savoia erano costretti infatti ad un esilio che si stava tramutando in "perpetuo". La dinastia sabauda che si è prodigata nel riunire popolo e terre italiane in un unico grande Regno d’Italia, interpretando la volontà popolare, impegnandosi nelle guerre d’indipendenza fino al primo conflitto mondiale, era ancora fatta oggetto del tragico e fazioso pregiudizio imposto da una legge che sarebbe dovuta essere di natura transitoria ma che invece si stava dimostrando perpetua.

I tempi sono mutati, sono mutate le condizioni politiche e sociali dell’Italia, e solo sull’ argomento dei Reali il diritto era rimasto immobile alla situazione dell’immediato, incerto secondo dopoguerra. Le nuove generazioni vedono infatti con simpatia quella dinastia. Il mondo ha apprezzato positivamente il processo di beatificazione dello Zar Nicola II , dinastia Romanoff, che la Chiesa Ortodossa ha condotto in Russia. La pubblica opinione internazionale sta mutando posizione in merito alle famiglie che portarono l’Europa alla maturità delle monarchie parlamentari di fine ‘800, storicamente primi fra tutti i Savoia con lo Statuto Albertino.

Ora anche i Savoia sono rientrati in Italia a pieno diritto. Un rientro movimentato, segnato da contestazioni e tafferugli davanti al Duomo, provocati da qualche centinaio di estremisti i cui slogan non rispecchiavano di certo i sentimenti della maggior parte degli italiani. All’ aeroporto la famiglia Savoia è stata accolta da centinaia di fedelissime Guardie d’Onore venute da ogni parte d’ Italia, con i loro storici vessilli tricolore, recanti nel centro lo stemma sabaudo, da tanta gente che ha atteso per ore che atterrasse il velivolo proveniente da Ginevra.

Davanti al Duomo, dove la famiglia Savoia era attesa per la Messa, un uomo è stato aggredito dopo aver esposto una bandiera bianca con lo stemma sabaudo e un vessillo con lo stesso stemma è stato bruciato da esponenti di Forza Nuova. L’aver reso noto l’itinerario della visita ha dato evidentemente modo al dissenso di organizzarsi.

La famiglia reale ha così deciso di rinunciare alla celebrazione in programma nella cappella del Duomo di San Gennaro. I Savoia hanno invece incontrato il presidente della Regione Campania, Bassolino, e il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, presso il circolo Canottieri. "Torneremo, ma stavolta senza annunciarlo prima". Vittorio Emanuele ha commentato con questa battuta gli imprevisti verificatisi il 15 marzo, con i Savoia costretti prima a rinunciare alla prevista visita al Duomo, e poi a recuperare l’ appuntamento, con un paio d’ ore di ritardo, quando si era concluso l’ assedio di alcune centinaia di manifestanti alla cattedrale.

Il principe di Savoia è stato invitato dai componenti della Deputazione di San Gennaro a tornare a Napoli in occasione dell’inaugurazione del museo in cui, per la prima volta da decenni, verranno esposti al pubblico alcuni pezzi del prezioso tesoro composto dai doni fatti al patrono nel corso dei secoli da sovrani, nobili e semplici fedeli. ‘’Torneremo senz’altro - ha risposto con un sorriso - ma stavolta senza annunciarlo ‘’.

"Sono stato molto emozionato da questo viaggio fin da quando sono partito da Ginevra". Queste le prime parole pronunciate da Vittorio Emanuele di Savoia. "Mi dispiace - ha aggiunto parlando nella conferenza stampa al Grand Hotel Vesuvio di Napoli - non aver potuto incontrare all’aeroporto e abbracciare tutti i napoletani che ci hanno voluto dimostrare il loro affetto"

"Non prevedo di fare politica una volta stabilito in Italia, ne’ tantomeno di fondare un partito filomonarchico". "Non avanzo pretese in questo momento". "Sicuramente ritorneremo a Napoli" ha poi aggiunto commentando ai cronisti che "i Savoia hanno fatto l’unità d’Italia e continueranno sempre a lavorare per l’unità assoluta".

Il Giorno seguente è quello del parziale riscatto dei Savoia. Grande folla ed applausi nella centrale piazza Trieste e Trento. Le polemiche e i tafferugli sono cosa lontana, grande calore ed affetto da questa Napoli vera ed accogliente. Vittorio Emanuele e Marina Doria escono dallo storico Caffè Gambrinus. Poi durante il pranzo alla pizzeria Brandi il Principe si lascia andare ed intona il repertorio classico della canzone napoletana, gustando la pizza margherita, inventata tanti anni fa proprio a Napoli in onore della sua bisnonna la prima Regina d’Italia Margherita e bevendo una falangina.

E’ amara la sorpresa per il figlio Emanuele Filiberto allo stadio San Paolo quando un gruppo di ultras napoletani issa uno striscione recante l’inequivocabile scritta " 1860, Napoli derubata dalla casa sabauda". Verso il 15’ della ripresa il Principe abbandona la tribuna mostrando un grande senso di responsabilità, visti i comportamenti dei gruppi ultras negli stadi durante le ultime settimane del campionato di calcio italiano. Il Principe non rinuncia tuttavia ad un pizzico di ironia: "Non siamo stati gli unici a venir contestati a Napoli negli ultimi dieci anni. Se tutti quelli che sono stati contestati avessero dovuto andare via, la città si sarebbe svuotata. Evidentemente per qualcuno siamo persone importanti".

Una contestazione larvata che non turba la seconda giornata napoletana dei Savoia.

"Oggi la città era la vera Napoli, calorosa. Siamo a casa", questo il commento del principe Vittorio Emanuele agli attestati di stima ricevuti. Andando al Reale Circolo Canottieri Savoia per la cena dove già c’erano nobili e rappresentanti dell’istituto della Real Casa. Tra i primi ad arrivare, il marchese Nicolò Palici di Suni, presidente dell’istituto della Real Casa, il generale Ennio Reggiani, presidente dell’associazione internazionale Regina Elena, il conte e la contessa Pilo.

Poi mentre Vittorio Emanuele torna nella suite del Vesuvio, Marina Doria visita la splendida chiesa di santa Caterina, nel cuore di Chiaia, per rendere omaggio al sepolcro di Maria Clotilde. E’ una regina alla scoperta dei gioielli di Napoli.

Il giorno dopo è quello dei ricordi di infanzia che sono quelli più cari a Vittorio Emanuele: è in programma la visita a Palazzo reale, ora museo. In questa stanza d’angolo con caminetto egitizzante e pavimento in marmo, ora l’ufficio di Mauro Giancaspro, il direttore della Biblioteca Nazionale che Benedetto Croce volle qui, è nato certamente Vittorio Emanuele III, e assai probabilmente anche il nipote, il principe che ne tramanda il nome. Il Principe la percorre in lungo e in largo. Poi, supera la portafinestra che apre sui duecento metri di terrazzo, con un panorama secondo a pochi nel mondo con tutto il Golfo di Napoli di fronte. "Ora riconosco le mattonelle; da bambino ho imparato ad andare in bicicletta su questo terrazzo. Ero molto piccolo: poi, siamo andati a stare a Villa Rosebery. Ho un altro flash : qualcuno, forse mia madre m’invita ad affacciarmi proprio su questa terrazza, per vedere in rada, il transatlantico Rex, il più veloce nella traversata fino all’America, Nastro Azzurro dell’epoca. Nel mio cuore, dopo questi tre giorni, porto con me sensazioni formidabili; ma qualcosa di quanto ho dentro lo lascio qui, per poterlo ritrovare la prossima volta". "Questo viaggio a Napoli ha ancora aumentato in me, se possibile, il desiderio di tornare a Roma; da domani, lavorerò per rendere più prossimo quel giorno".

"Visto direttamente, tutto mi sembra più a misura d’uomo; nei miei ricordi, mi rammentavo ogni dettaglio infinitamente più grande. No non c’è una cosa specifica che mi abbia colpito: tutto. Il sole, la gente, il cibo: sempre così fantastico. È un’ accoglienza assai calorosa; polemiche? Davvero nessuna. Ma nemmeno con il Sindaco, persona davvero capace. Mi sento infinitamente commosso".

Le stelle sorridono ai reali di casa Savoia. Secondo l’astrologo Riccardo Sorrentino il ritorno in Italia della famiglia sabauda è astrologicamente "protetto". "Vittorio Emanuele -spiega- in passato è stato molto ostacolato ma, ora che Venere torna nel suo segno, l’Acquario, gli arriveranno amore e fortuna". Per quanto riguarda il giovane Emanuele Filiberto, addirittura gli astri parlano di un amore partenopeo.

"Tornerò prestissimo": con questa promessa di Emanuele Filiberto, i Savoia si sono congedati da Napoli all’aeroporto di Capodichino. "I napoletani sono molto simpatici - ha detto Emanuele Filiberto prima di imbarcarsi sull’aereo diretto a Ginevra. Il Principe di casa Savoia ha poi annunciato che prenderà parte dal 22 al 25 maggio alla ventunesima edizione della Mille Miglia in programma dal 22 al 25 maggio al volante di una Bugatti modello ‘T35T’ del 1926.

Il decollo per Ginevra è avvenuto con quattro ore di di ritardo.

Giulio de Nicolais


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