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Maria Josè Regina
d'Italia
Vorremmo che fosse
tumulata nel Pantheon,
ma soltanto se con noi tutti i suoi familiari di Casa Savoia potranno
pregare in Roma sulla sua tomba.
Ginevra
27 gennaio 2001 ore 18:50 "Oggi è mancata mia madre Maria
Josè - scrive S.A. il Principe Vittorio Emanuele - una delle
più amate Regine d'Italia . E' con dolore immenso che, assieme
a mia moglie Marina e al nostro figlio Emanuele Filiberto, ne do l'annuncio
a tutti coloro che hanno conservato di lei un affettuoso ricordo".
"Maria Josè è stata una vera grande italiana non
solo per essere una Savoia , ma perchè ha amato il nostro paese
fin dall'infanzia". Prosegue in una nota scritta a mano il capo
di Casa Savoia e degli Ordini Dinastici - "Molti italiani la ricordano
come crocerossina con i soldati, come alpinista con i montanari, come
appassionata di musica e d'arte, come autrice di amorevoli libri di
storiografia sabauda"."Assieme a tanti italiani, diamo l'ultimo
addio a una donna straordinaria tenace e volitiva,mentre noi della famiglia
perdiamo una madre ed una nonna che adoriamo e che resterà sempre
nei nostri cuori."
Roma, 29, gennaio. Sono andato
ad incontrare il mio amico, Ammiraglio Antonio Cocco - Presidente dell'Istituto
Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon - per
ricordare assieme S.A.R. la Regina d'Italia Maria Josè, spirata
nel pomeriggio di sabato scorso, sconfitta da un edema polmonare, dopo
essere stata ricoverata fin dal 27 dicembre presso l'ospedale geriatrico
di Ginevra. Le sue condizioni erano peggiorate.
Nella sede della Presidenza delle Guardie d'Onore, l'atmosfera è
di grande dolore e mestizia, i telefoni squillano continuamente, molti
italiani, gente comune chiama per avere notizie sulle numerosissime
celebrazioni funebri che si celebreranno in ogni città d'Italia
in tutta la settimana, mentre il funerale sarà celebrato in Altacomba
venerdì pomeriggio, il 2 febbraio.
Antonio Cocco mi saluta cordialmente, e si apparta nello studio per
qualche attimo. Ricordiamo allora insieme alcuni tratti fondamentali
lella vita della "Regina di maggio", figlia del Re del Belgio,
sposa di
Umberto. Abbiamo in mano il una copia del messaggio che Carlo Azeglio
Ciampi ha inviato ieri per la morte della Regina Maria José al
principe Vittorio Emanuele, ed è il primo messaggo di un Presidente
della Repubblica a un rappresentante di casa Savoia."Gli italiani
ne ricordano insieme a me il grande amore per l'Italia, la esemplare
dignità, l'ammirevole riserbo, le convinte inclinazioni liberali".
La ricordiamo per il suo carattere riservato e dolce, per la sua grande
cultura, per aver saputo in tempi difficili stare al fianco, prima di
un Principe ereditario e poi di un Re, intuedo per prima in Casa Savoia,
la giusta strada da intraprendere per salvare un'Italia che stava perdendo
la guerra. La Regina Maria José approcciò personaggi politici
non fascisti di allora come Benedetto Croce, Carlo Antoni, uno dei fondatori
del Partito d'Azione, quindi Nicolò Carandini, Manlio Brosio,
Raffaele Mattioli, Adriano Olivetti e il Monsignor Montini, allora sostituto
della Segreteria di Stato della Santa Sede. All'inizio era un'iniziativa
personale incontrare questi esponenti del mondo liberale di allora,
poi divenne per Casa Savoia un gioco di squadra, quando l'iniziativa
fu continuata dal Re Vittorio Emanuele III e poi da Badoglio: Maria
Josè preparò in embrione l'esito dell'armistizio.
L'Ammiraglio commosso mi racconta il momento della partenza dei regnanti
per l'esilio. Re Umberto II lasciò l'Italia, acciocchè
non si spargesse ulteriore sangue italiano dopo i lutti del Secondo
conflitto mondiale mentre già erano iniziati moti antirepubblicani
a Napoli, in aereo mentre Maria Josè assieme ai figli lasciò
l'Italia a bordo dell' incrociatore Duca degli Abruzzi. Andarono a vivere
insieme fin quando Maria Josè fu colpita da importanti disturbi
di natura oculare e pertanto dovette trasferirsi a Ginevra ove avrebbe
potuto curarsi, mentre Umberto rimase a Cascais. Ha condiviso quindi
l'esilio dei Savoia in Casa Savoia, pur essendo donna, un esilio che
è sempre più anacronistico. Lascio Antonio Cocco, c'è
molto da fare per organizzare i numerosi torpedoni che da ogni parte
del Paese raggiungeranno Altacomba per i funarali della Sovrana.
In base alle disposizioni transitorie e finali della Costituzione della
Repubblica Italiana gli eredi maschi di casa Savoia sono costretti all'
ignobile esilio perpetuo. La nobile dinastia che si è prodigata
nel riunire popolo e terre italiane in un unico grande Regno d'Italia,
interpretando la volontà popolare, impegnandosi nelle guerre
d'indipendenza fino al Primo Conflitto Mondiale, è ancora fatta
oggetto del tragico e fazioso pregiudizio imposto da una legge che sarebbe
dovuta essere di natura transitoria ma che invece si sta dimostrando
perpetua.
I tempi sono mutati, sono mutate le condizioni politiche e sociali dell'Italia,
e solo sull' argomento dei Reali il diritto è rimasto immobile
alla situazione dell'immediato incerto secondo dopoguerra. Le nuove
generazioni vedono infatti con simpatia quella nobile Dinastia. Il mondo
ha apprezzato positivamente il processo di beatificazione dello Zar,
dinastia Romanof, che la Chiesa Ortodossa ha condotto in Russia. La
pubblica opinione internazionale sta mutando posizione in merito alle
famiglie che portarono l'Europa alla maturità delle monarchie
parlamentari di fine '800 - storicamente primi fra tutti i Savoia con
lo Statuto Albertino - e attendono che anche in Italia siano riammessi
a pieni diritti, i cittadini, gli eredi maschi di casa Savoia.
Molti tra cui Sergio Boschiero, segretario dei Club Reali stanno organizzando
una grande cerimonia che si terrà a Roma presso il Pantheon,
probabilmente nella giornata di Domenica 4 febbraio. "Vorremmo
che la Regina Maria Josè fosse tumulata al Pantheon - sua naturale
dimora accanto alle tombe degli altri Reali d'Italia - ma soltanto se
insieme a noi anche tutti i suoi familiari di Casa Savoia potranno essere
messi in condizione dalla legge italiana di pregare nel Pantheon sulla
tomba della Sovrana."
Giulio
de Nicolais
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