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Trasvolata transoceanica "Orbetello - Rio de Janeiro"
(14 S.55.M al comado di Italo Balbo uniscono per la prima volta in formazione i due continenti).

Nel 1930 il generale Italo Balbo organizzava la prima impresa transoceanica di massa Italia-Brasile.
L'aereo prescelto era del tipo idro: un bimolore S. 55 di serie, opporiunamente modificato. I motori, prodotti dalla FIAT, siglati A.22R., erano muniti di riduttore e sviluppavano una potenza massima di 600 HP ciascuno; con lo stesso modello di motore, Ferrarin, Del Prete e Maddalena avevano conquistato dei primati importanti di classe internazionale. Velocità media oraria della macchina, a regime di crociera, 165 chilometri.
In quegli anni non si concepiva sorvolare lunghi tratti di mare sen non con velivoli a scafo; i piloti di questo genere di velivoli provenivano tutti dalla Marina e godevano di un alto prestigio nelle file dell'Aeronautica Militare. La prima crociera atlantica ebbe inizio il 17 dicembre 1930. Alle 7,45 i quattordici apparecchi (squadriglia nera, squadriglia rossa,squadriglia verde) partivano da Orbetello, per la prima tappa a Los Alcazares. La prima sqliadriglia era formata dall'5. 55 del generale Balbo, da quello del col. Maddalena e da quello del gen. Valle.
Dopo le Bocche di Bonifacio la formazione s'imbatteva nel mezzo di un violentissimo ciclone. Furono davvero ore infernali. Quando una parte della formazione ammarò a Los Alcazares, mancavano Balbo, Longo ed altri quattro piloti con i loro aerei. Trascorsero ore di tremenda attesa e, finalmente, nel tardo pomeriggio si udì un messaggio: "Giudicando inutile rischiare più oltre materiale et vita equipaggi ho ammarato regolarmente, seguito da,due apparecchi riserva e dai tre della squadriglia verde, sotto Capo Salinas. Appena il tempo permetterà raggiungeremo Cariagena". Era firmato da Balbo
.Idrovolante

Bàlbo avrebbe poi scritto in un suo articolo: La prima tappa Orbetello-Cartagena è stata la più inumana. Superata la furia inauditadel cielo e delle acque del Mediterraneo, potevamo ben affrontare letempeste occaniche, sicuri di non trovare nulla di più infernale. La for-tuna ha protetto nella fase iniziale lo stormo italiano, guidando otto apparecchi fino a Los Alcazares, e offrendo agli altri sei l'improvviso rifu-gio della piccola rada di Puerto Campos. Non è stata soltanto fortuna:la crociera si è salvata nel momento in cui la ritenevamo perduta per sempre, mercé l'impareggiabile maestria degli equipaggi.

Le successive tappe di Kenitra, Villa Cisneros e Bolama si svolsero regolarmente, con la desolata visione del deserto lungo l'interminabile costa dell'Afiica occidentale, attraverso la pioggia di fuoco che ilvento del Sahara portava con nembi di sabbia rossastra, fìno a duemila metà di quota ed anche a parecchie miglia al largo, in pienoOceano.
Da Cartagena a Bolama (capolinea africano del volo atlantico) la navigazione procedette senza alcun inconveniente; il 1° gennaio del1931 glii drovolanti erano pronti al gran balzo.
A causa delle difficoltà nelle fasi di decollo, dovute alle afose calme tropicali ed ai non comuni sovraccarichi, si provvide ad eliminare da bordo degli apparecchi tutto il materiale non strettamente necessario: ancore, cime, paioli e, addirittura, i battellini di salvataggio.
La notte del 5 gennaio, dopo quattro giorni di snervante attesa e dato che i bollettini meteorologici non segnalavano piogge per le prime sei ore di volo, veniva decisa la partenza.
Alle una e trenta della notte del 6 gennaio, l'S. 55 del Colonnello Maddalena, dopo un lunghissimo flottaggio, si stacca per primo dall'acqua, seguito dall'S.55 di Balbo. La manovra di decollo non riuscì, invece, al generale Valle; i motori, a causa del sovraccarico, erano stati spinti al massimo e rischiavano di bruciare. L'idro, trainato da un motoscafo veniva ricondotto al punto di partenza, mentre gli altri S.55 continuavano a partire secondo l'ordine prestabilito. Ma, tantoValle che Biseo e Recagno (anche questi ultimi due avevano incontrato difficoltà) avevano deciso di non rinunciare alla traversata.
Lavorarono diverse ore intorno ai motori e poi, dopo aver scaricato duecento preziosi chili di carburante, decidevano la partenza, pur ostacolati dalla aumentata foschia della notte tropicale. Con i motori a tutto regime ed un difficile flottaggio, Valle, Biseo e Recagno riuscirono a portarsi in aria. Erano appena trascorsi cinque minuti che l'"I.Reca", dopo aver perso rapidamente quota scompariva nell'oscurità.
Dopo altri dieci minuti di volo, Valle e Bisco scorgevano, sotto di loro, i fanali di alcune barche che si muovevano intorno a dei rottamiaffioranti sull'acqua. Si trattava, purtroppo dell' "1 Boer" che era pre-cipitato: i nomi dei piloti tenenti Boer e Barbicinti, quelli dei sottufficiali specialisti Fois , Irnbastari e Nensi si erano aggiunti a quelli di tanti altri eroici pionieri del cielo.

Durante la trasvolata altri due apparecchi (quelli di Baistrocchi edi Donadelli) erano stati costretti a staccarsi dalla formazione per avaria ai radiatori dell'acqua e ad ammarare, senza danni, in pieno Oceano.
La formazione, ridotta a dieci unità, proseguiva regolarmente la sua trasvolata che si concludeva, il 1 5 gennaio 1931, nella splendida baia di Rio de Janeiro, accolta festosamente da una folla strabocchevole.
La stampa di tutto il mondo, in particolare quella sudamericana, francese, inglese e degli Stati Uniti, esaltò l'impresa. Il New York Times, del 18 gennaio, scrisse: Trionfo dell'Italia nell'aria. Una cosa ve-ramente grande è stata compiuta negli annali dell'aviazione, con il volo del generale Italo Balbo al comando di dieci idrovolanti attraverso l'atlantico, in 17 ore. L'impresa è stata compiuta per richiamare l'attenzione del mondo sul progresso dell'aviazione italiana. Spettava agli italiani dimostrare che argonauti dell'aria potevano compiere la trasvolata in formazione, altrettanto facilmente quanto apparecchi isolati.
Ed il colonnello Lindbergh, intervistato dall'United Press, dichiarò testualmente: La crociera è stata organizzata come meglio non si poteva. Lo stormo del generale Balbo ha compiuto un volo superbo. L'or-goglio del popolo italiano per la bella impresa è più che legittimo. L'ardua prova è stata brillantemente superata. Occorrevano una grande capacità organizzativa ed una non comune abilità da parte degli equipaggi: qualità, queste, che si sono superbamente affermata. E' stato, ripeto, un grande volo. Dopo il volo Italia-Brasile, in una conferenza stampa a Rio de Janeiro, ai giornalisti che lo tempestavano di domande riguardanti i suoi futuri programmi, Balbo rispose che non intendeva arrestare losforzo dell'Ala italiana al trionfale successo della trasvolata dell'Atlantico del Sud ma di voler andare "più oltre". Agli italiani degli StatiUniti annunciò che la squadra aerea italiana avrebbe drizzato le argentee prue verso la grande Repubblica stellata.
Non era stato affatto un annuncio propagandistico; mentre egli era ancora ospite nella metropoli brasiliana, impartì subito l'ordine a Maddalena e Longo, suoi più diretti collaboratori, di studiare il progetto di una nuova crociera.

(da ALI D'ITALIA vol. 1° di Enzo Cassoni)

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