N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 85° Novembre 2017 Anno VII° 

PARLIAMO DEL GENERALE DALLA CHIESA E DEL SUO DELITTO

  1. di Gaetano Immè 
PARLIAMO DEL GENERALE DALLA CHIESA E DEL SUO DELITTO

Quando nel 1981 i corleonesi uccisero Bontate ed Inzerillo, la mafia militarizzata dei corleonesi assunse il comando della mafia siciliana.

La svolta sanguinaria della mafia siciliana indusse il mondo politico siciliano e dunque, per induzione, anche quello nazionale, ad allentare la sua connivenza con la mafia.

Perché questa svolta militaristica della mafia corleonese costrinse lo Stato ad una risposta repressiva sul territorio.

Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa era l’uomo dell’Arma più fidato di Bettino Craxi, tanto che al generale dalla Chiesa Craxi affidò la gestione della “ linea umanitaria” durante il processo e l’uccisione di Aldo Moro.

Tutti sapevano quanto il generale dalla Chiesa fosse a conoscenza di tutti i minimi particolari riguardo alle Brigate Rosse e di come le stesse Brigate Rosse lo temessero e lo rispettassero: chi tocca i fili, muore.

E tutti sapevano quanto Craxi stimasse il generale dalla Chiesa, fino al punto da ritenere quasi necessario, dopo l’esperienza del generale nelle trattative umanitarie per Aldo Moro, un suo ingresso in politica, ovviamente con il Psi, e come fosse un chiodo fisso di Craxi quello di sognare proprio dalla Chiesa come prossimo Ministro di Grazia e Giustizia.

Ma significava strappare la gestione di quel Ministero, che concerneva il controllo del territorio, dalle mani della DC che era il partito complice del Pci, entrambi totalmente implicati e coinvolti con la mafia nella commistione vergognosa fra mafia e politica che praticamente vedeva Dc , Pci e mafia gestire la politica siciliana dalla fine del “ milazzismo” spartendosi appalti e potere.

Durante il Governo Spadolini 1°, sostenuto da DC, PSI, PSDI, PRI, con il Dc Darida al Ministero di Giustizia, nel 1982, Carlo Alberto dalla Chiesa venne nominato dal Consiglio dei ministri prefetto di Palermo.

Inizialmente il generale dalla Chiesa si dimostrò perplesso sulla sua nomina, ma poi venne convinto dal ministro Dc Virginio Rognoni, che, a nome del Governo, gli promise poteri fuori dall'ordinario per contrastare la guerra tra le cosche, che insanguinava l'isola

Provate ad immaginare cosa avrebbe potuto scoprire il generale dalla Chiesa se avesse potuto con pienezza di poteri dedicarsi alla lotta alla mafia , lui, che aveva scoperto mille ed uno segreti delle Brigate Rosse.

A Palermo dalla Chiesa arrivò nel maggio del 1982, senza che gli fossero stati concessi quegli straordinari poteri che gli erano stati promessi e già nel luglio dell’82 dalla Chiesa dispose che fosse trasmesso alla Procura di Palermo il famoso “ rapporto dei 162”.

Tale rapporto, steso congiuntamente da polizia e da carabinieri, oltre a ricostruire l'organigramma delle famiglie mafiose palermitane , per la prima volta nella storia, faceva crollare quel muro di omertà che proteggeva la mafia, che proteggeva e tollerava i suoi sistemi, che accettava i suoi affari, che di fatto copriva i suoi interessi e le sue complicità.

Fu evidente la mano del generale dalla Chiesa, perché quel rapporto dei 162 era evidentemente il frutto di un cambio di strategia della lotta alla mafia che, con il generale dalla Chiesa a Palermo, decise di usare la stessa arma che lo stesso generale dalla Chiesa aveva usato contro le Brigate Rosse.

Ovvero l’uso degli “ infiltrati”, come Massimo Girotto, “ Frate mitra” o “ Padre Leon” con le Brigate Rosse, un infiltrato che condusse i carabinieri all'arresto di Franceschini e Curcio.

Se c’erano degli infiltrati, se era stato compilato in poco tempo il rapporto dei 162, allora il pericolo era enorme: potevano essere rivelate tutte le collusioni fra Dc e Pci con la mafia .

Per di più, nel 1982, era in corso , dopo la sonora sconfitta del Pci nelle elezioni del ’79, una ricostruzione, un restyling del Pci e di Enrico Berlinguer ad opera del sinedrio comunista internazionale di Parigi che guidava le azioni delle Brigate Rosse in Italia , restyling imposto dall’Urss per cercare di far recuperare al Pci il consenso politico che la scellerata strategia politica di Enrico Berlinguer aveva fatto crollare e per salvare tutte quelle colossali fortune che il Pcus aveva sottratto al popolo russo per finanziare il Pci.

Sarebbe stato esiziale per il Pci che fossero rivelate all'opinione pubblica tutte le sue malefatte criminali, tutte le sue collusioni con la mafia, collusioni che la propaganda scellerata di Berlinguer e del Pci avevano sempre addossato, agli occhi dell’opinione pubblica, alla sola Dc.

Sarebbe stata la fine del Pci.

Il generale dalla Chiesa lamentò più volte il mancato rispetto degli impegni assunti dal governo e la carenza di sostegno da parte dello Stato. Esprimendo la sua disapprovazione per il fatto che i promessi "poteri speciali" tardavano ad arrivare , non ostante le rassicurazioni della Dc.

In realtà il Governo Spadolini 1° non glieli concesse mai, quei poteri speciali, che dunque furono solamente uno specchietto per le allodole, il pretesto per attirare Carlo Alberto dalla Chiesa in Sicilia, a Palermo, proprio all'alba del dominio della spietata mafia corleonese .

Nell'agosto del 1982 il generale rilasciò un'intervista a Giorgio Bocca che fu la sua condanna a morte.

Nell'intervista, il generale dichiarò:« Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. È finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso? »

Era dunque evidente che dalla Chiesa avesse ormai sparso infiltrati ovunque , sia nelle file mafiose che in quelle corrotte, politiche ed industriali.

Il generale dalla Chiesa era una minaccia, un pericolo per i partiti collusi con la mafia in Sicilia. Cioè per il Pci e per la Dc.

A fine agosto, con una telefonata anonima fatta ai carabinieri di Palermo, venne annunciato per la prima volta l'attentato al Generale, dichiarando che, dopo gli ultimi omicidi di mafia,« l'operazione Carlo Alberto è quasi conclusa, dico quasi conclusa.»

Nessuno nella Dc o nel Pci, in Parlamento o nel Consiglio dei Ministri spinse per concedere immediatamente quei super poteri che erano stati promessi al generale dalla Chiesa. Nemmeno dopo questa telefonata molto chiara.

Al Quirinale sedeva Sandro Pertini, ovviamente. Non mosse un dito per far concedere quei super poteri, che forse avrebbero salvato dalla Chiesa, al generale.

Alle ore 21:15 del 3 settembre 1982 la A112 sulla quale viaggiava il Prefetto, guidata dalla moglie, Emanuela Setti Carraro, fu affiancata in via Isidoro Carini a Palermo da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47 che massacrarono Carlo Alberto dalla Chiesa e la moglie., mentre l'agente Domenico Russo, scorta del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, morì il 15 settembre 1982 per le ferite riportate nell'attacco mafioso.
Per i tre omicidi sono stati condannati all'ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra (Riina, Provenzano, Greco , Calò, Brusca e Geraci)

Solo nel 2002 sono stati condannati, per ora solo in primo grado, quali esecutori materiali dell'attentato, quattro mafiosi di quarta fila: Galatolo, Madonia, Anzelmo e Ganci.

Ma chi trasse il maggior profitto da quella strage, dall'aver chiuso per sempre la bocca ed il cervello di Carlo Alberto dalla Chiesa , attirandolo , con il tranello dei super poteri, nella Palermo governata dalla mafia corleonese, furono senz'altro la DC ed il Pci, i veri complici della mafia .

Avere eliminato dalla Chiesa giovò forse alla mafia?

No, perché la mafia sopravvisse , braccata dallo Stato, costretta poi alla stagione stragista dalla spietata caccia scatenata dallo Stato.

Oggi poi quella mafia è seppellita, non esiste più, in Sicilia da anni ed anni la mafia si è ridotta, imborghesita, non ammazza più nessuno, tutta pizzo, droga ed immigrazione clandestina.

Dunque non fu la mafia il vero mandante di quell'omicidio.

Ad altri la morte di dalla Chiesa procurò enormi vantaggi.

Al Pci in maniera determinante, molto di meno alla Dc, la succube delle intimidazioni del Pci.

Sarebbe giustizia, questa ?

Pubblicato: 17/10/2017
Share:


Ultime interviste