N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
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PAPA FRANCESCO: “UNO DONO DI DIO” per gli Ortodossi , una “GIOIA DI SPERANZA” per le Chiese Riformate -

dialogante volontà per una responsabilità di riconciliazione e pace

                         Patrizio Imperato di Montecorvino

 

PAPA FRANCESCO: “UNO DONO DI DIO” per gli Ortodossi , una “GIOIA DI SPERANZA” per le Chiese Riformate -

Dai noti palinsesti, fanno ancora eco le parole di Papa Francesco, chiamato anche il “Patriarca verde”(essendo Egli anche noto come protagonista della tutela del Creato), ai rappresentanti delle Chiese e delle comunità ecclesiali e delle varie religioni, in ordine all’attenzione di non abbassare la guardia della volontà a proseguire utili itinerari di Dialogo, tendenti ad una fattiva e reciproca responsabilità, a favore della riconciliazione e la pace. In piena comunione di adesione è a tal fine sia il Patriarca Bartolomeo I, fra l’altro, anche a collaborare per realizzare la volontà di Dio e cioè “Che tutti siano una cosa sola” che il Metropolita Zervos Gennadios, arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta del Patriarcato ecumenico.  Il Pastore Setri Nyomi, segretario generale della Comunione Mondiale delle Chiese Riformate, riferisce di riconoscere in Papa Francesco una guida mondiale, per il quale pregare e con il quale voler stare vicini (cfr. intervista al microfono di Adriana Masotti). Il Presidente dell’Esercito della Salvezza, generale Linda Bond, ha manifestato la sua positiva impressione non che ispirata dalla stessa dedizione di Papa Francesco a vivere una vita semplice; sollecitata dal particolare aspetto della persona del santo Padre, ovvero, della Sua umiltà. Quanto sopra auspicato è la prosecuzione del Dialogo tra la Chiesa Cattolica e l’Alleanza delle Chiese Riformate che iniziò i lavori mediante una commissione tra il 1970 e il 1977, seguendo il tema La presenza di Cristo nella Chiesa e nel mondo. Il rapporto conclusivo, ampliato con altri sottotemi, mise in luce le divergenze affrontate, poiché più difficili da superare rispetto ai problemi emersi nel colloquio tra Roma e i Luterani. Un secondo ciclo (1984/1988), presentò il documento Towards a Common Understanding of the Church (verso una comune comprensione della Chiesa, 1990) . Il terzo ciclo (1998/2006), ha preparato un contributo dal titolo: The Church as a Community of Common Witness to the Kingdom of God  (la Chiesa: una Comunità di testimonianza comune al Regno di Dio, 2007). I risultati del dialogo si realizzarono solo a seguito di un lungo studio teologico e in un contesto di serio impegno ecumenico. I citati documenti furono elaborati dai teologi e membri della Commissione di dialogo. I testi sono, ancora oggi, offerti alle chiese interessate affinché siano studiati e valutati per offrire ulteriori contributi per una nuova e reciproca comprensione. Premesso che la Chiesa Ortodossa accolse con riserva i dialoghi bilaterali su problemi teologici, i colloqui tra le due chiese incominciarono ad animarsi con maggiore apertura soltanto dopo la prima guerra mondiale. In occasione della fondazione di Fede e Costituzione nel 1927 a Losanna. Infatti, si arrivò, dietro forte volontà dell’arcivescovo Germanos, a dei colloqui tra i teologi delle due Chiese. Nella conferenza di Bonn dell’ottobre 1931 le commissioni si trovarono d’accordo su tutti i punti controversi. Il vescovo della chiesa vecchio-cattolico Kury propose così di approvare la comunione nei sacramenti, che l’arcivescovo Germanos si riservò di presentare al pro-sinodo pan-ortodosso, che però non ebbe mai luogo. Altro tentativo fu quello del 1961 in occasione della prima conferenza pan-ortodossa che si tenne a Rodi e, alla vecchia proposta, furono aggiunti altri temi, promozione di reciproche relazioni e consultazioni teologiche fino ad allora affrontate. Nel 1966 si riunì la Commissione ortodossa a Belgrado, ma, nella persona dell’arcivescovo Ioannis Karamiris, i greci manifestarono delle riserve nei confronti dei Vecchi-Cattolici con un documento finale. In riferimento alla questione del Filioque che i Vecchi Cattolici avevano condannato ed eliminato dal Credo Niceno, l’area ortodossa affermò che non bastava aver portato a termine tale operazione ma bisognava condannare la speculazione teologica che lo aveva originato. Il dialogo tra ortodossia e vecchio cattolicesimo non produsse al momento alcunché. Il dialogo tra Ortodossi e Cattolici, come dal Concilio Ecumenico Vaticano II, si è contraddistinto inizialmente più da gesti comuni che da testi comuni. Uno dei gesti più importanti fu quello del 7 dicembre 1965, quando a Roma, nel corso dell’ultima seduta del Concilio e contemporaneamente nella Cattedrale del Phanar, Papa Palo VI e il Patriarca di Costantinopoli Athenagoras I, lessero una dichiarazione con la quale venivano cancellate dalla memoria e annullate le antiche scomuniche del 1054, poiché costituivano un ostacolo al ravvicinamento nella carità. Ulteriori segni seguirono questi atti, significativi di una volontà a ripercorrere un cammino che per mille anni si era interrotto. Brevemente, si ricordano i gesti della restituzione di reliquie dei santi, come quelle di s. Andrea, fratello di Pietro, venerato come primo patriarca dell’Oriente cristiano. Il 30 novembre del 1979 il beato papa Giovanni Paolo II rese visita al Phanar, al Patriarca di Costantinopoli Dimitrios I e nel corso di quella visita fu istituita una commissione congiunta tra Ortodossi e Cattolici per intraprendere il dialogo teologico tra le due chiese e mirare ad un dialogo multiforme in ambito più vasto. Essa fu propriamente detta Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa nel suo insieme e fu ufficialmente resa pubblica il 30 novembre 1979 ad Istanbul. Nel giugno dell’anno successivo la Commissione si riunì per la prima volta. Composta da un numero di membri paritetico, 30 membri cattolici ed altrettanti ortodossi in rappresentanza delle tredici Chiese ortodosse di tradizione bizantina. La Commissione Misto cattolico-ortodosso aveva lo scopo di tracciare le tappe progressive del dialogo teologico ufficiale, tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse. Il dialogo ufficiale che era articolato in tre sottocommissione miste furono incaricate di preparare i primi progetti dei documenti di studio. Un Comitato Misto di Coordinamento, al quale era affidato il compito di redigere una sintesi dei contributi delle sottocommissioni da sottoporre alla sessione plenaria della Commissione. Infatti, gli anni successivi (1981/1990), furono dedicati ad individuare le convergenze e accordi su temi teologici fondamentali, come era stato raccomandato dal Piano adottato a Rodi. La Commissione pubblicava due documenti: a) Il Mistero della Chiesa e dell’Eucarestia alla luce del Mistero della Santissima Trinità, b) Fede, Sacramenti ed Unità della Chiesa. Gli avvenimenti degli anni’90 in Europa e la riconquistata libertà di culto per le Chiese orientali cattoliche in territori a maggioranza ortodossa riaprirono ferite mai rimarginate nelle relazioni tra Cattolici e Ortodossi, come la questione degli Uniati o Uniatismo. Di fronte a problemi che la Commissione non era pronta ad affrontare nel giusto contesto teologico, il dialogo dovette, per le difficili circostanze, abbandonare il suo programma di ricerca. Nella plenaria, a Freising (1990), la Commissione esaminò per la prima volta, ex abrupto, la questione del cosiddetto Uniatismo, questione storicamente complessa e controversa, particolarmente sentita dalle Chiese Ortodosse. Il documento di studio, in elaborazione da parte della Commissione, fu preparato nel febbraio del 1990 dal Comitato Misto di Coordinamento a Mosca per l’incontro di Freising, conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa-Autorità e Conciliarità nella Chiesa, un documento poi accantonato e, tra ritardi e rinvii, la plenaria della Commissione a Balamand (Tripoli del Libano) adottò, nel 1996, un documento con affermazioni di carattere teologico e regole pratiche, nell’intento di favorire il processo di pacificazione tra Cattolici orientali ed Ortodossi nei Paese dell’Europa orientale. Il documento non ebbe un iter facile. Infatti, le relazioni cattolico-ortodosse continuavano ad essere segnate da temi scottanti, come la restituzione dei luoghi di culto, i contatti non facili tra le gerarchie cattoliche ed ortodosse, il ricordo dei torti subiti, la difficoltà di applicare quel dialogo della carità additata da Paolo VI e dal Patriarca Athenagoras I, quale principale mezzo per dissipare le tenebre che da secoli avvolgevano le relazioni tra Oriente ed Occidente. Dopo un breve periodo la Commissione proseguì i lavori nella sessione plenaria a Baltimora (USA), nel giugno del 2000. Il tema di apertura era Implicazioni teologiche e canoniche dell’Uiniatismo. Era forte, per entrambe le chiese, la seria intenzione di rianimare la speranza che il dialogo ufficiale cattolico-ortodosso potesse proseguire la strada intrapresa vent’anni prima. Il beato Giovanni Paolo II non tralasciò alcuna occasione per sottolineare l’importanza della riattivazione del dialogo teologico, stante le difficoltà dettate, talora, da atteggiamenti psicologici e dalla poco e reciproca conoscenza dell’una verso l’altra anche a causa del diverso tipo di sviluppo avuta della Società dell’Oriente rispetto a quella dell’Occidente. Il 12 settembre del 2005 è la data in cui, finalmente, il patriarca ecumenico Bartolomeo I, nel corso di una riunione pan-ortodossa al Phanar, prendeva atto della decisione delle Chiese Ortodosse di riattivare i lavori della Commissione mista internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Dopo questa decisione ed a seguito dei colloqui intercorsi con il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, si giungeva a stabilire la data per il primo incontro di questo nuovo iter del dialogo. Pertanto, la riunione del Comitato Misto di Coordinamento della Commissione (Roma 13-16 dicembre 2005), al quale fu affidato l’incarico di preparare la plenaria nel 2006, che la Chiesa di Serbia si era dichiarata disponibile ad ospitare. Al Metropolita di Pergamo e Membro dell’Accademia Teologica di Atene, S. Ecc. Ioannis Zizioulas, fu affidata la copresidenza della Commissione e di conseguenza del Comitato Misto di Coordinamento, da parte cattolica l’incarico fu assolto dal S. Em. Rev.ma il Card Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani. La maggior parte dei membri della Commissione cattolico-ortodossi era stata nel frattempo rinnovata, anche a motivo della scomparsa di alcuni esperti che avevano dato una bella testimonianza nel promuovere una genuina volontà di dialogo. Appare dunque interessante la storica e oramai risoluta Vexata Quaestio anche del Filioque, come dello stesso percorso definito “Uniatismo”, ovvero, della piena comunione canonica della Chiesa di Tradizione Ortodossa di rito bizantino con la Chiesa cattolica romana. Infatti, quale breve introduzione d sintesi, mi pregio far osservare che la vera questione tra Cattolici ed Ortodossi riguardava l’aggiunta del Filoque nel Credo Niceno-Costantinopolitano e con esso anche la questione del primato petrino. Tali questioni riguardavano anche le Chiese nate dalla Riforma, poiché hanno adottato la tradizione latina del Credo. L’ultima posizione nel dibattito ecumenico fu quella relativa al documento, redatto dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani, del 1996, “La Tradizione greca e la tradizione latina a proposito della processione dello Spirito Santo”, questo documento fu oggetto di particolare attenzione e studio in un simposio tenuto dalla “Fondazione Pro Oriente” nel 1998.  Il punto ecumenico di partenza era il Credo dei centocinquanta Padri del Concilio di Costantinopoli (381), che afferma che lo Spirito Santo procede dal Padre. Questo concetto fu adottato dal Concilio alla luce del vangelo dell’apostolo Giovanni (Gv 15,26). Il Credo fu dunque adottato sia in Occidente che in Oriente attraverso il Concilio di Calcedonia (451) e per il primo millennio rimase quale norma comune della professione di fede. Nel corso dei secoli il dibattito sul Filoque è stato al centro di intense e determinate controversie, prolungate in discussioni da parte dei teologi sia della chiesa Ortodossa che Cattolica. Lo status attuale da parte della Chiesa Cattolica fu espresso da Giovanni Paolo II in un omelia pronunciata in occasione della visita a Roma del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, nel 1995. Il Papa, partendo da una visione comune, formulata nel Credo del 381, affermò che il senso e il significato dei diversi modi tradizionali di esprimere la Processione eterna dello Spirito santo nella Trinità vanno interpretati nel suo specifico contesto, ovvero, alla luce del Credo comune. Infatti, da parte cattolica ne consegue che il Filoque esiste nella tradizione liturgica del Credo latino e dunque va visto in termini di completa armonia col Credo del Concilio Ecumenico di Costantinopoli, il quale affermò che il problema fondamentale era quello della monarchia del Padre quale origine senza origine, cioè del Padre quale sorgente di tutta la Trinità, quale origine del Figlio e dello Spirito Santo. Il Beato Giovanni Paolo II confermò che questa è la visione e l’interpretazione della Chiesa Cattolica e perciò fedele a questa visione comune. In proposito, il documento redatto dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani afferma, in sostanza, che la Chiesa di Roma riconosce la legittimità e la natura normativa della formula originaria del Concilio del 381 e nessun’altra dichiarazione di fede può contraddirla e che la dottrina del Filoque, che può dare adito a fraintendimenti, non è incompatibile col Credo del 381 e, per tale ragione, cerca di interpretarlo alla luce del Credo originario comune. Da parte della Chiesa Ortodossa non c’è necessità di adottare il Filoque e dovrebbe ammettere che se interpretato alla luce del Credo comune non è eretico. Questa impostazione, di base comune, della dottrina sia orientale che occidentale non è contraddittoria ma bensì complementare. Stante le citate divergenze storiche del passato, tra Occidente e Oriente, due parti “estranee” ma pur sempre del solo Impero romano hanno una storia singolare, il cattolicesimo (Chiesa dell’Occidente) si radica nel cristianesimo latino, avendo al suo vertice, ancora oggi, Roma e il papato; l’Ortodossia (Chiesa d’Oriente) invece è la continuità del cristianesimo greco, al centro del quale stava Costantinopoli, la nuova Roma, come voluta dallo stesso Imperatore Costantino. Il Primato petrino: il tema del primato nella Chiesa universale è ancora al centro della nuova fase del dialogo tra Cattolici e Ortodossi, inaugurata dalla sessione plenaria di Ravenna del 2007. Il documento, che la Commissione ha approvato e pubblicato in quella sede, dal titolo Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: comunione ecclesiale, conciliarità e autorità, affronta il rapporto fra conciliarità e autorità nella Chiesa su tre livelli: locale, regionale, universale e afferma che, su ciascuno di questi, vi è un pròtos, un primus (vescovo, metropolita – patriarca, vescovo di Roma). Quindi, entrando più direttamente nella problematica del pròtos a livello universale, si dice che: entrambe le parti concordano sul fatto che Roma, in quanto Chiesa che presiede nella carità, occupava il primo posto nella taxis e che il vescovo di Roma era pertanto il pròtos tra i Patriarchi (v. Documento di Ravenna, n. 41). In conclusione, lo stesso documento indica quale debba essere la tappa successiva del dialogo: Resta da studiare in modo più approfondito la questione del ruolo del vescovo di Roma nella comunione di tutte le Chiese. Qual è la funzione specifica del vescovo della prima sede in un’ecclesiologia di Koinonìa, in vista di quanto abbiamo affermato nel presente testo circa la conciliarità e l’autorità? (v. Documento di Ravenna, n. 45). Sulla base di questo mandato, la Commissione mista ha elaborato un progetto di lavoro. Innanzitutto, si è deciso che, in un primo momento, l’attenzione della Commissione mista si sarebbe concentrata sul primo millennio, quando i cristiani di Oriente e Occidente erano uniti. Quindi, all’inizio del 2008, hanno lavorato due sottocommissioni miste, una di lingua inglese e l’altra di lingua francese, con il compito di raccogliere gli elementi storici più attinenti al periodo preso in considerazione. Nell’autunno del 2008 si è riunito il Comitato misto di coordinamento al fine di preparare una bozza di documento da sottoporre a tutti i membri della Commissione mista. A Cipro, nel 2009, la Commissione ha avviato l’esame di tale bozza. Lo studio è stato attento e accurato, ma la complessità e la delicatezza del tema hanno richiesto tempi molto lunghi. Nella XII sessione plenaria la Commissione riprenderà a esaminare la bozza di documento sulla funzione specifica del vescovo della prima sede nel corso del primo millennio, ricercando una lettura comune dei fatti storici e delle testimonianze relative al tema in oggetto, per giungere a un’auspicabile e possibile interpretazione condivisa. Si tratta di un esigente compito per uno studio approfondito e un dialogo paziente. La Commissione è composta da due rappresentanti per ognuna delle Chiese ortodosse autocefale e di un numero corrispondente di membri cattolici. Dirigono la riunione S. Em. Rev.ma, Card. Kurt Koch, attuale presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani e il metropolita di Pergamo e S. Em Rev.ma, Card. Ioannis Zizioulas, del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. 

Pubblicato: 03/05/2013
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