N°13/2010 Registro Stampa Trib.di Roma il 19/01/2010 - Direttore Responsabile: Giulio de Nicolais d'Afflitto.
NUMERO 142° Novembre 2022 Anno XII° Salvo accordi scritti, le collaborazioni con RomaMeeting.it, sono a titolo gratuito e non retribuite.  

“Porta fidei”, la porta della Fede

di  Patrizio Imperato di Montecorvino

In considerazione della Lettera Apostolica “Porta fidei” (la porta della fede)dell’11 Ottobre 2012, che terminerà il 24 novembre 2013, solennità di Cristo Re. Il Santo Padre, Benedetto XVI, lo ha messo in rapporto al 50° anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), con la pubblicazione del catechismo della Chiesa Cattolica (11 ottobre 1992) e con l’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione (ottobre 2012).

“Porta fidei”, la porta della Fede

In considerazione della Lettera Apostolica “Porta fidei” (la porta della fede)dell’11 Ottobre 2012, che terminerà il 24 novembre 2013, solennità di Cristo Re. Il Papa, Benedetto XVI, lo ha messo e non a caso, in rapporto al 50° anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), con la pubblicazione del catechismo della Chiesa Cattolica (11 ottobre 1992) e con l’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione (ottobre 2012).

Pertanto, essendo la fede alla portata di tutti e ciascuno è libero di aderirVi o meno ma, opportunamente, il Papa ricorda anche a quanti l’hanno accolta, come indicato nella sua lettera n. 13 e qui di seguito riportato, che, << in questo tempo terremo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Ebr. 12,2): in lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano>>. Quale migliore incoraggiamento per i cristiani come per gli uomini di “buona volontà” , ovvero, di trasformare in azione le belle intenzioni ed ogni sorta di cristiano proposito nella sua concretezza? Infatti, lo stesso Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Card. Walter Kasper, pose più volte all’attenzione della Chiesa in tema di ecumenismo spirituale, la necessità di un ritorno alle fonti della fede, alla lettura spirituale della Parola di Dio, alla preghiera, all’invocazione dello Spirito.

Tuttavia, è richiesto uno “sforzo” personale: la spiritualità non è altro che la conversione del cuore (cambiare mentalità). In proposito, fondamentale è la partecipazione alla lectio divina, la santità di vita, insieme poi anche con la preghiera (che non è un semplice “mantra” e tanto meno la ripetizione di magiche formule), bensì la base su cui l’animo umano spiega le sue ali a quanto di più profondo e insperato ma sempre teso al vero Sensus Vitae della sua persona. Da non confondere con la pratica devozionale né con uno spiritualismo disincarnato. Infatti, la bellezza dell’ecumenismo non si fonda soltanto sui dialoghi teologici, anche se necessari come sui problemi sociali o sulla diplomazia, quanto sulla sua fiduciosa capacità di smuovere, a partire proprio dalle cose più semplici, quanto è di impedimento alla sintonica manifestazione cristiana dell’agitur sequitur esse, quale incondizionata espressione di dovuta Testimonianza, di Comunione e di Obbedienza al Credo Apostolico: […] Credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica[…].
Restando in tema di ecumenismo spirituale, bisogna ribadire che altro non è che cercare la volontà di Dio insieme, tramite la preghiera, il sacrificio, il servizio e ciò, è prima di tutto, un dono dello Spirito Santo; perche il processo ecumenico è sempre un processo spirituale.
L’Unità, contraddistingue, più che l’idea, la forza promanatrice della Verità medesima che unisce e, ad essa, necessariamente aderire in piena libertà, quale via di purificazione da ogni “religioso” impedimento. Infatti, il Concilio ha contribuito anche a rendere più consapevoli le stesse istituzioni, come per i suoi membri, delle strutture di “peccato”  presenti in esse (cfr. Enciclica Ut Unum Sint di Giovanni Paolo II, n. 34), ed è infatti accresciuta la stessa consapevolezza di una riforma del volto stesso della Chiesa.
L’ecumenismo spirituale è un processo spirituale nel quale non si tratta di un ritorno, ma di un continuo cammino in avanti, è l’anima ed il cuore di ogni vero dialogo ecumenico (cfr. Decreto conciliare Unitatis Redintegratio, n. 7; Enciclica, Ut Unum Sint, n. 21).
In futuro (non molto lontano), sulla base di quanto sin qui raggiunto, la Chiesa sosterrà l’umanità a sapersi orientare anche in un panorama che andrà ben oltre l’Era dell’attuale globalizzazione (dal momento che Cristo è re dell’Universo: cfr. Specola Vaticana,2008), ovvero,  in un dialogo pastorale che costituirà le basi per una reciproca azione che elimini la tentazione di fare da sé e di ritenersi esseri assoluti rispetto a tutto il resto (dell’Universo) .
Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma chiaramente: Ecumenismo vero non c’è senza interiore conversione; poiché il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento della mente, dalla abnegazione di se stessi e dalla liberissima effusione della carità (cfr. U.R. n.7), come il pensiero si manifesta e si realizza nella parola, così la libertà si manifesta e si realizza nell’agire; meglio se consapevoli, quali espressione di una raggiunta comprensione di senso (Chiesa Universale) e dei suoi significati (Chiesa particolare).                                                                                                                                   
Pubblicato: 22/11/2012
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