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Nuove tendenze: ritorno al segno primitivo
di Carmine Mastronicola, (l'artista del segno)

        Si fa un gran parlare di "globalizzazione".scultura del Prof. Boyko - Ucraina
Si parla pure di avvicinamento di culture tradizionalmente lontane tra loro, anche se, a ben riflettere, il cammino verso una società multietnica è appena iniziato e la meta è molto lontana e difficile da raggiungere.
L'Occidente industrializzato e tecnologico, manifesta una carenza di valori veri e profondi nel suo mercato interno: sembra che stia orientando la propria ricerca verso culture di sapore orientale.
Parliamo di "globalizzazione", vediamo da vicino il mercato: solo le avanguardie sembrano interessate al caso, mentre il consumo di massa ne è ancora ben lontano. Perciò non si potrà parlare di "globalizzazione" fino a quando le industrie non si interesseranno alla nuova moda come a un business per tutto il mercato. Numerose aziende oggi iniziano a produrre articoli d'ispirazione etnica, basandosi su modelli con designer di cultura africana o indonesiana.
Questa nuova tendenza, è tutt'altro che inedita, basti ricordare gli inizi del '900, quando alcuni artisti dell' "arte moderna", e direi i più sensibili a un'arte del tutto incondizionata, sentirono l'influenza delle culture primitive, da Klee a Giacometti, da Gauguin a Brancusi, e poi Picasso, Mirò, Dubuffet, quindi Pollock, Tobey, Alechinski, Basch: le culture primitive facevano sentire il loro peso sia sui contenuti che sulle forme. dipinto del Prof. Mastronicola - Italia
Tornando al concetto di globalizzazione, nel Terzo Millennio si tende al passato, per riscoprire i veri valori che sono andati perduti.
Ben venga allora la Globalizzazione ma nel rispetto più profondo della parola. Ben vengano nuovi artisti dell' "arte contemporanea" che, "come nani sulle spalle di giganti" si propongano da trainer per divulgare in modo appetibile alle masse un messaggio che contenga i valori perduti.


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