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L'uomo: animale libero.

        In tutte le opere di S. Tommaso che trattino il problema della libertà chiaramente emerge l'intenzione
dell 'Autore di ricondurre la libertà ad una facoltà derivante da ciò che fa uomo l'uomo: la ragione. E' quindi assurdo pensare l'uomo libero senza ricorrere col pensiero alla ragione. D'altra parte la ragione è costitutiva fondamentalmente dall'essenza dell' uomo e la libertà. che più avanti vedremo c.ome S. Tommaso definisce. non fa che aggiungersi alla caratteristìca naturale dell' uomo che possiamo senza timore dire di essere la ragione. L'uomo è uomo in quanto animale razìonale, si tratta allora di dimostrare che anche la libertà è "naturale" per I'uomo, cioè fa parte della sua natura.
S. Tommaso si preoccuperà inoltre - come vedremo in seguito - di dimostrare che anche la norma morale trova il suo fondamento nella naturale esigenza dellluomo. Segue - dunque - gli insegnamenti di Aristotele fino a giungere all'affermazione del primato che il fine dell' uomo deve assumere sul concetto di obbligazione e di dovere: proprio in quanto libero l'uomo non può comportarsi in un determinato modo perchè "si deve", ma perchè tende ad un fine e tutto il suo agire è continua tensione ad esso. La razionalità è la base di tutta l' umana attività , tanto che S. Tommaso ritiene debba "fondare" anche una scala di valori: debba. cioè., dar loro forma., "bonum humani est, secundum rationem esse" dice -infatti- nella 'Summa'. Viceversa la moralità dovrà razionalmente ordinare tutti gli appetiti umani. Afferma Guido Calogero: "La libertà è madre di ogni valore e disvalore" (1). Fatte queste necessarie premesse possiamo passare ad analizzare la quaestio 83 della prima pàrte della Somma Teologica in cui S. Tommaso affronta il problema del libero arbitrio. Le difficoltà che si presentano a S. Tommaso riguardo all'esistenza nell'uomo del libero arbitrio sono in parte fondate su quanto scritto nei testi sacri. Inf atti: "Non enim quod volo bonum., hoc ago; sed quod odi malum, illud facio"(Rm, 7, 49) E ancora: "Deus est qui operatur in nobis velle et perficere" (Philipp. 2, 13) S. Tommaso vuole invece riportare la questione alla sintetica, ma chiarissima affermazione aristotelica: "Liberum est quod sui causa est". La difficoltà più grande è, senza dubbio quella di dimostrare che anche se l'uomo tende per natura ad un determinato fine (il bene) ciò non esclude che egli sia in possesso del libero arbitrio. Risponde S. Tommaso. L'uomo a differenza degli altri animali ciò che fa lo fa con coscienza; egli., cioè, giudica prima di agire e in ciò che fa è, sempre spinto da un giudizio. Il fatto che l'uomo sia capace di giudizio, sia ragionevole porta di conseguenza che il giudizio umano è libero perchè a cose diverse può indirizzarsi. le cose con-tingenti, che sono, poi I'oggetto del nostro agire, infatti: "Et ideo circa ea iudicium rationis ad diversa se habet et non est determinatum ad unum" (S. Th. I, q. 83 a. 1 Respondeo) In pratica l'uomo tende al bene, ma conoscendolo in quanto tale. Spiegando: mentre l'animale può volere il bene solo conoscendolo in quanto oggetto bene, l'uomo lo desidera sapendo che ciò che desidera è il bene in quanto tale. Questo deriva dunque dalla sua razionalità. E' vero - però - che il libero arbitrio non basta nell'uomo, che deve cioè essere aiutato, spinto da Dio stesso in modo che l'uomo possa veramente fare ciò che vuole.,cioè tendere al bene.

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(1)   Etica, Giuridica, Politica, Torino, 1946, Einaudi Editore


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