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INTERVISTA AD ALESSANDRO FORLANI, RESPONSABILE ESTERI DEL CCD

a cura di Giulio de Nicolais

D = domanda   R = risposta

D. Quella dei popolari europei è ormai una famiglia molto ampia che, oltre ai partiti di tradizione democratico-cristiana, comprende forze di diverse matrici culturali: partiti conservatori e liberaldemocratici e nuove formazioni centriste dell'Europa dell'Est, costituite o rifondate dopo la rinascita democratica nei rispettivi paesi.
Questa molteplicità ed eterogeneità ha creato condizioni di divisione nel dibattito congressuale ?
R. Il documento congressuale è stato approvato a larghissima maggioranza.
E' vero che il partito si è notevolmente allargato, ma occorre ricordare che l'accettazione delle nuove domande di adesione è condizionata alla piena accettazione dei princìpi fondamentali, dei valori e dei programmi che costituiscono il fondamento del PPE. Tali princìpi consistono, in particolare, nella condivisione dell'ideale europeo, come garanzia di pace, democrazia e fratellanza tra i popoli, nell'economia sociale di mercato come contemperamento della libertà d'iniziativa con le esigenze di solidarietà e di giustizia sociale, nel principio di sussidiarietà, come criterio di ripartizione delle competenze territoriali, salvaguardando le autonomie locali. A questa condizione si aggiunge la previa verifica dei comportamenti concreti dei nuovi arrivati nei rispettivi paesi d'appartenenza. Questo criterio di selezione garantisce una tendenziale omogeneità all'interno del PPE, anche in questa fase di allargamento.

D. Ma su un tema veramente fondamentale e caratterizzante come quello della famiglia si sono registrate significative divergenze!
R. Sì, sulla famiglia si è svolto un dibattito intenso che ha evidenziato una certa diversità di impostazione tra culture protestanti nordeuropee e tradizioni cattoliche mediterranee e mitteleuropee. Queste differenze hanno poi prodotto una formula di compromesso, secondo la quale "la famiglia in cui il padre e la madre assumono la responsabilità dei loro figli è il fondamento della nostra società."
Si aggiunge però che "noi riconosciamo l'esistenza di altre forme di convivenza e dei loro bisogni."
Si tratta di una formula di compromesso che non rispecchia completamente la nostra visione di democratici cristiani italiani.

D. Perché?
R. L'esigenza di unità ci ha indotto ad individuare un testo che esprimesse un concetto minimale accettabile per tutti. Però la formulazione ci appare restrittiva e carente.
Restrittiva, perché sembra escludere le coppie sposate e senza figli, che sono famiglie a tutti gli effetti. Carente perché riteniamo tuttora valido il principio espresso nell'art. 29 della Costituzione, secondo il quale la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio. E' infatti il matrimonio che vincola e responsabilizza gli sposi nei rapporti reciproci e di fronte alla comunità civile. L'atto formale realizza quelle condizioni di certezza giuridica tese alla tutela dei diritti derivanti dalle posizioni familiari e a sanzionare la violazione dei corrispondenti doveri.

D. I giovani del PPI e dell'UDEUR avevano annunciato una sorta di marcia simbolica su Berlino per protestare contro un preteso snaturamento del PPE, dovuto all'allargamento ai conservatori e a Berlusconi. Il vostro partito, il CCD, si è invece battuto per l'ingresso di Forza Italia nel PPE, realizzatosi nel dicembre 1999. Queste significative differenziazioni tra italiani sono emerse durante il dibattito congressuale a Berlino?
R. A parte qualche episodio folcloristico, di scarso rilievo, il dibattito congressuale, sulle questioni serie di principio e di programma, ha registrato una sostanziale omogeneità e convergenza di posizioni tra italiani, da Forza Italia al PPI.
Guardando verso il futuro queste affinità devono indurci ad una riflessione anche rispetto allo scenario politico nazionale.

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